Libero

trillyina

  • Donna
  • 65
  • il nulla
Acquario

Mi trovi anche qui

Profilo BACHECA 14369

trillyina più di un mese fa

 

buon pomeriggio❤️💙

 

Il presente è il risultato necessario di tutto il passato, la causa necessaria di tutto il futuro.

 

 

 

Ti piace?
7
trillyina più di un mese fa

Monumento sepolcrale a Pio VII realizzato da Bertel Thorvaldsen nella Cappella Clementina, basilica di San Pietro

Un anno prima della morte eresse sul Pincio l'obelisco, rinvenuto nel XVI secolo e mai innalzato, che l'imperatore romano Adriano aveva fatto scolpire per l'amato e idolatrato Antinoo, annegato a vent'anni e in seguito divinizzato.

Lo scultore protestante Bertel Thorvaldsen gli costruì lo splendido mausoleo, in cui furono deposte le spoglie del pontefice: tale mausoleo rimane a tutt'oggi la sola opera d'arte della basilica di San Pietro eseguita da un artista di fede dichiaratamente non cattolica.

Il pontefice spirò il 20 agosto 1823, pochi giorni dopo avere compiuto ottantun anni, a seguito di una caduta in cui si era rotto il femore, avvenuta il 6 luglio.         I costi del mausoleo furono sostenuti dal cardinal Ercole Consalvi e l'iscrizione ricorda l'affetto del porporato per il "suo" papa:

 

 

Ti piace?
8
trillyina più di un mese fa

 

Questa tomba, ideata dal Pollaiolo, ha molto di speciale! Innanzitutto rappresenta una novità artistica: entrambe le figure, sia quella distesa che assisa al trono, rappresentano il defunto, ed è la prima volta che entrambe le scelte vengono usate contemporaneamente. Inoltre, e questa è davvero curiosa, da dire come oggi il monumento funebre e le due figure bronzee appaiano...sottosopra! Eh già, poiché originariamente la figura distesa doveva trovarsi sopra quella seduta, non il contrario. Ma immaginate il caos durante la costruzione della nuova Basilica di San Pietro: migliaia di operai a lavoro, tutti assieme, un cantiere che andava avanti ormai da anni, problemi di varia natura. Quando la tomba fu spostata per costruire il nuovo pilastro, evidentemente qualcuno non annotò bene la posizione originaria. E nel fissare di nuovo la tomba, secondo la tradizione, ecco che lo scambio avvenne. Infine ultima curiosità sulla figura storica di Innocenzo VIII, il papa a cui dobbiamo il rientro a Roma di una reliquia molto importante, la punta della lancia di San Longino, la quale oggi è conservata nel pilastro dedicato al santo che si trova attorno al celebre Baldacchino del Bernini, al centro della basilica di San Pietro. Ecco perché, in questo monumento funebre, il pontefice è raffigurato con la punta di una lancia stretta in mano. Un ricordo di uno dei momenti che resero immortale, in tutti i sensi, la figura storica di Innocenzo VIII.

 

 

 

Ti piace?
6
trillyina più di un mese fa

la tomba in bronzo dorato di Innocenzo VIII, realizzata dal Pollaiolo

 Nella Basilica di San Pietro a Roma troviamo, tra le tante bellezze, anche il monumento funebre dedicato a Innocenzo VIII, papa della fine del Quattrocento che fu vittima degli eventi e della politica, ma che in qualche modo venne reso immortale da questo straordinario monumento funebre, l'unico appartenente alla vecchia basilica di San Pietro ancora oggi conservato. Siamo lungo la navata sinistra, ed è facile essere colpiti dal particolare monumento funebre dedicato a questo pontefice, in quanto è molto diverso dagli altri. .Innocenzo VIII si distinse per le sue serate mondane e festaiole e per essere stato il primo pontefice ad essere stato eletto ed annunciato con le celebri parole Habemus Papam, che ancora oggi si celebrano pochi momenti prima la prima apparizione del nuovo pontefice. Inoltre, passò alla storia come fautore delle crociate contro i Valdesi e per essere un uomo malleabile, manipolabile, avaro di politica e di salute cagionevole. Non a caso fu eletto, per poi essere direttamente controllato e gestito dalla potente famiglia Della Rovere (dopotutto fu il successore di Sisto IV, il cui pontificato segnò in maniera indelebile la corte pontificia nonché l'aspetto architettonico ed urbanistico di Roma). Innocenzo VIII fu anche uno dei pontefici che, più di altri, usò il suo importante ruolo sociale e politico, nonché il suo potere, per favorire parenti ed amici. Il suo pontificato fu improntato ad un'importante opera di nepotismo

 

 

Ti piace?
7
trillyina più di un mese fa

 

Nel febbraio del 1689 la sessantaduenne Cristina si ammalò seriamente e il 19 aprile dello stesso anno morì, confortata solo dal cugino, il marchese Michele Garagnani, e dal fedele cardinale Azzolino che presenziò al suo capezzale fino alla sua dipartita. Aveva chiesto di essere sepolta in una tomba semplice, ma Innocenzo XI Odescalchi insistette per prima cosa nel voler esporre il suo corpo su un lit de parade per quattro giorni a Palazzo Corsini.

Imbalsamata, vestita di broccato bianco e munita di maschera d’argento sul viso, scettro tra le mani e corona di metallo smaltata sul capo, venne posta in tre bare (una di cipresso, una di piombo e una di quercia). La processione del funerale venne guidata dalla Chiesa di Santa Maria in Vallicella sino alla Basilica di San Pietro, dove la regina fu sepolta nelle Grotte Vaticane, una delle sole tre donne ad aver avuto questo privilegio (le altre furono Matilde di Canossa e Maria Clementina Sobieska). E sempre in suo onore il papa commissionò a Carlo Fontana la realizzazione di un imponente monumento funebre che ancora oggi possiamo ammirare all’inizio della navata destra, quasi di fronte alla struggente Pietà di Michelangelo.

Ti piace?
8
trillyina più di un mese fa

 

Giunta nella Basilica di San Pietro, la regina si inginocchiò di fronte all’altare e, il giorno di Natale, ricevette tutti i sacramenti per mano dello stesso papa: il suo status era infatti quello di una delle più notevoli donne convertite al cattolicesimo.

Fu un periodo pieno di importanti celebrazioni anche perché proprio in quel periodo ricadeva anche l’anniversario di Alessandro VII e i festeggiamenti la tennero occupata sino a quando non si insediò ufficialmente a Palazzo Barberini, dove Cristina venne accolta da una folla di 6000 spettatori oltre che da una processione di cammelli ed elefanti abbigliati all’orientale e con torri in legno sulle loro groppe!

 Risiedette poi a Palazzo Farnese e, legatasi al cardinale Azzolino, si diede a intrigare per avere la corona di Napoli, poi pensò anche, con l’appoggio della Santa Sede, alla corona del regno di Polonia: tutti piani fantastici che le procurarono diffidenze e amarezza, oltre all’ostilità del proprio paese.

 

La residenza a Palazzo Corsini e l’Accademia dell’Arcadia

Dopo aver viaggiato nuovamente per tutta l’Europa, facendo anche per brevi periodi ritorno in Svezia (nel 1660 e nel 1667) , decise infine di rientrare a Roma e di stabilirsi a Palazzo Corsini. Qui fece modificare gli interni per ospitare la collezione di statue al pianterreno e la quadreria al piano nobile; e di questa fase, si conserva ancora oggi traccia nell’Alcova della Regina, dove sopravvivono le decorazioni cinquecentesche.   La regina, donna di grande cultura e amante delle arti, utilizzò il palazzo come sede per la sua piccola corte, organizzando feste e avventure galanti, ma anche e soprattutto come sede del circolo intellettuale da lei istituito nel 1674: l’Accademia Reale che fu l’origine dell’Accademia dell’Arcadia fondata poi ufficialmente nel 1690 da Giovanni Vincenzo Gravina, Giovanni Mario Crescimbeni e altri 12 letterati, dopo la morte di Cristina di Svezia, nel cui salotto erano soliti riunirsi.  Il  nome fu scelto con riferimento alla regione greca, simbolo fin dall’antichità di vita innocente e serena. I soci, detti “pastori”, crebbero ben presto e sempre di più di numero tanto che l’Accademia istituì varie colonie, fissando la sua sede, nel 1725, sul Gianicolo nel celebre Bosco Parrasio.

 

Ti piace?
7
trillyina più di un mese fa

Cristina di Svezia (1626-1689), figlia di re Gustavo Adolfo, fu educata virilmente per essere regina in giovane età. Libera, colta, studiosa e magnate di artisti è stata un simbolo di libertà intellettuale per le donne del suo tempo. All’epoca della Riforma Protestante, si convertì al cattolicesimo, rappresentando una grande vittoria per la Chiesa. L’autore della sua splendida scultura fu l’architetto Carlo Fontana.

 

Nata a Stoccolma nel 1626, era figlia del Gustavo II Adolfo di Svezia. Fu educata dal cancelliere Oxenstierna con molta cura, ma quasi virilmente, poiché perse il padre molto presto tanto che gli succedette al trono all’età di soli 6 anni, rimanendo poi al comando fino al 1644, occupandosi direttamente degli affari dello stato.

 

Dopo la pace di Vestfalia si dedicò alle letture filosofiche e letterarie predilette, chiamando a Stoccolma i più celebri uomini di cultura del tempo tra cui Grozio e Cartesio, ma trascurando forse il governo che andò in mano di favoriti, con malcontento del paese.                             

La conversione al Cattolicesimo e l’arrivo a Roma

Subì una profonda crisi religiosa che nel 1654 la portò a convertirsi al cattolicesimo e ad abdicare in favore del cugino Carlo Gustavo che divenne re con il nome di Carlo X, decidendo poi di lasciare subito la Svezia temendo le vendette dei protestanti. Si recò dapprima in Olanda, in Austria ed infine in Italia, decidendo di stabilirsi a Roma.

Arrivò in città nel 1655 dove fu accolta con onori e grandi festeggiamenti: che trionfo per il nuovo papa, Alessandro VII Chigi, poter accogliere una regina convertita! L’ex sovrana raggiunse il Vaticano a bordo di una lettiga appositamente disegnata per lei da Gian Lorenzo Bernini del quale divenne grande amica, facendo spesso visita all’artista nel suo studio. In suo onore, fu lo stesso Bernini a restaurare la famosa Porta del Popolo, sulla quale ancora oggi si può leggere la scritta che inneggia al “suo felice e fausto ingresso”  in città (Felici faustoque ingressui) avvenuto il 23 dicembre 1655, posta subito al di sotto del simbolo araldico dei Chigi.

 

Ti piace?
8
trillyina più di un mese fa

 

Stefano Speranza tra il marzo 1634 il febbraio 1636Sotto l'iscrizione vi è il sarcofago di foggia romana, con un bassorilievo che raffigura il famoso episodio dell'Umiliazione di Canossa.

Ti piace?
7
trillyina più di un mese fa

Matilde di Canossa, contessa di Mantovamargravio di Toscana e viceregina d'Italia, morì a Bondeno di Roncore il 24 luglio 1115. Venne inizialmente sepolta, come da lei richiesto, in un sarcofago nell'Abbazia di San Benedetto in Polirone a San Benedetto Po; la sua tomba venne profanata più volte.

Nel 1632, per volere del papa Urbano VIII, la sua salma venne traslata a Roma in Castel Sant'Angelo. Nel 1634 trovò definitiva collocazione nella Basilica di San Pietro a Roma, una delle poche donne ad avere questo onore dai Papi.  La contessa Matilde è raffigurata in piedi, all'interno di una nicchia decorata con fregi di trofei d'armi. Reca in capo una tiara ed indossa una ricca veste, avvolta da un mantello; solleva con una mano il bastone del comando e nell'altra il triregno pontificio e le chiavi di San Pietro in un gesto al tempo stesso minaccioso e protettivo. Due putti alati in alto ne reggono lo stemma araldico con il melograno, avvolto da un cartiglio con la scritta "Tuetur et unit" (lat. protegge e tiene unito), mentre altri due putti in ginocchio reggono la grande iscrizione ai suoi piedi che descrive come il Pontefice Urbano VIII con animo grato verso Matilde, donna "di animo virile", protettrice della sede apostolica, famosa per la sua pietà ed insigne per la carità, fece traslare le sue ossa dal cenobio mantovano di San Benedetto nella basilica di San Pietro. Sotto l'iscrizione vi è il sarcofago di foggia romana, con un bassorilievo che raffigura il famoso episodio dell'Umiliazione di Canossa.

 

Il melograno e Matilde di Canossa

A Reggio Emilia Matilde viene chiamata “la regina del melograno” perché il melograno rappresenta la chiesa unita che lei protegge e i chicchi sono i cristiani sotto madre chiesa. Matilde è appunto la protettrice ufficiale della chiesa e del papato.

Ti piace?
8
trillyina più di un mese fa

Le tombe monumentali nella Basilica di San Pietro sono tante ma sono pochissime quelle scolpite per donne illustri. Sapete quale fu la prima donna sepolta in uno di questi grandiosi sepolcri?

Fu Matilde di Canossa, vissuta fra il 1055 e il 1115. La contessa ebbe un ruolo fondamentale nella mediazione fra papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV.

Urbano VIII Barberini fu un suo grande veneratore e volle che i suoi mortali resti a distanza di secoli dalla sua morte, venissero portati dal monastero di San Benedetto Po, a Mantova, fino a Roma. Arrivarono così in città il 10 marzo del 1634.

 

Il pontefice commissionò la tomba monumentale di Matilde di Canossa al Bernini che mise mano al progetto sul finire del 1634.

Nell’iscrizione incisa sulla tomba sta scritto che venne scoperta nel 1635 ma in realtà fu svelata non ancora ultimata tre anni dopo, il 10 marzo del 1637.

La scultura ritrae la contessa Matilde come difenditrice dell’intero papato. Nella mano destra stringe il bastone del comando mentre con la sinistra sostiene le chiavi di San Pietro e la tiara papale di Urbano VIII con tanto di api, emblema dei Barberini.

Ti piace?
7
, , , , , , , , , , , , ,