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Felice giornata❤️🧡

 

Prendete la vita con leggerezza. Che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.
Italo Calvino

 

 

 

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Buongiorno❤️🧡

 

Se la vita va inevitabilmente verso una fine, dobbiamo, durante la nostra, colorarla con i colori dell’amore e della speranza.
Marc Chagall

 

 

 

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Se la statua non si sa da chi è stata scolpita si sa che è presente a Catania da moltissimo tempo. È stato il popolo catanese a sceglierla come simbolo cittadino. La sua presunta capacità a proteggere la città etnea è stata determinante quando nel 1239, Federico II la elevò al rango di città regia sottoposta quindi al demanio del re e non più alla sudditanza dal vescovo.
Le rivolte del popolo ebbero la meglio e spinsero verso l’adozione del Liotru come simbolo cittadino al posto dell’effigie di San Giorgio

 

 

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Se volessimo attenerci solo alla sicurezza delle fonti accertate della Fontana dell’Elefante, che contiene la statua dell’elefante, dobbiamo riferirci all’anno 1693.
Com’è noto in quell’anno Catania e l’intera Sicilia vennero colpita da un sisma di portata catastrofica che hanno danneggiato u Liotru. Giovanni Battista Vaccarini fu incaricato della ricostruzione nella prima metà del XVIII secolo. I riferimenti all’opera del maestro Bernini, nell’Obelisco della Minerva o Pulcin della Minerva, sono espliciti.
Per il catanese questa statua ha grande rilievo da moltissimo tempo, si pensi che con l’Unità d’Italia fu proposta una nuova location identificata in Piazza Palestro. Il popolo reagì con una vera e propria sommossa poiché era impensabile che la Fontana dell’Elefante fosse portata lontano dalla Cattedrale di Sant’Agata

 

 

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Non è semplice risalire alle origini del Liotru poiché nel corso dei secoli si sono avvicendati racconti che sono divenuti leggende. Possiamo partire dalla stessa nascita della città etnea, Katane (Catania) ad opera di Calcide, un’antica polis greca che fondò diverse città nel Mediterraneo, tra le quali anche Reggio Calabria (Rhegion) e Messina (Zancle). Di Calcide si hanno tracce addirittura nel paleolitico, la forma di città risale al neolitico (3000 a.C.) e Omero ne parla nell’Iliade poiché prese parte alla guerra di Troia con 40 navi.

L’immagine dell’elefante è già presente in questa cultura e lo desumiamo da reperti numismatici risalenti al VI sec. a.C. Greci e Romani avevano frequenti rapporti commerciali con l’Africa del nord dove gli elefanti facevano parte della quotidianità.
La cultura antica fa un primo riferimento al pachiderma per rappresentare la forza e la potenza, nulla di così strano quindi che l’espansione coloniale di Calcide facesse riferimento simbolico alla dominazione della polis greca.

È un punto di partenza da cui partono diverse narrazioni plausibili alle quali non si riesce a dare una vera collocazione storica. Per questo motivo le leggende hanno preso il sopravvento e la più affascinante racconta di un mago, Eliodoro. La leggenda più famosa narra di un potente mago dell’ottavo secolo che avrebbe magicamente animato la statua in pietra lavica dell’elefante.

Eliodoro si trasformò da uomo colto e ambizioso a vero e proprio stregone quando nel 765 gli fu preferito a ricoprire la carica di Vescovo della diocesi di Catania, Leone II (detto Il Taumaturgo). La sua collera fu tale da compiere diversi misfatti e a trasformare la statua dell’elefante di Catania, da lui appositamente forgiata, in un animale in grado di essere cavalcato. U cavaddu i Liotru, “il cavallo di Eliodoro“ è una traduzione evocativa. Fu Leone II nel 778 a fermarlo condannandolo al rogo. La leggenda della diatriba tra Eliodoro e Leone II ha delle varianti, tutte inverosimili ma che comunque hanno reso affascinante il simbolo di Catania.

 

 

 

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U Liotru ha un peso complessivo di sette tonnellate ed una altezza di tre metri. Partendo dal basso si osserva un basamento realizzato in marmo bianco che si trova nel mezzo di una vasca di marmo. È interessante notare che le due fontanelle che fuoriescono dal basamento riproducono i due fiumi di Catania, Il Simeto e l’Amenano.

Sopra al basamento si erge l’elefantino che ha una posizione non casuale, la sua proboscide infatti è rivolta verso la cattedrale di Sant’Agata. Anche i colori ci possono dare delle indicazioni interessanti. Il corpo della statua dell’elefante è nero poiché deriva da un unico blocco di pietra lavica. Gli occhi e le zanne sono invece chiari e realizzati in pietra calcarea. Questo particolare lo si deve alla restaurazione da parte del Vaccarini a seguito del rovinoso terremoto del 1693 in cui si danneggiarono le zampe posteriori.

Venne aggiunta anche la gualdrappa in marmo bianco sul dorso dell’elefante che riporta gli stemmi della patrona di Catania, Sant’Agata. Ben visibile si erge sulla schiena un obelisco realizzato in granito alto 3,66 mt. Lo stile è tipico egiziano anche se non ci sono dei geroglifici. È stato fatto risalire all’epoca romana poiché un altro obelisco in condizioni peggiori, si trova nel Castello Ursino e proviene dall’antico circo romano.

Questa statua nella sua reinterpretazione è abbastanza complessa. In cima all’obelisco è stato posizionato un globo che a sua volta riporta una corona di foglie di palma e un ramo di gigli, infine la croce. I vari elementi hanno tutti un significato evocativo, come il martirio, la purezza, la croce simbolo cristiano. Una tavoletta nella sommità riporta invece un messaggio esplicito dedicato a Sant’Agata: MSSHDEPL, un acronimo che sta per: Mente sana e sincera, per l’onore di Dio e per la liberazione della sua patria.

 

 

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U Liotru di Catania   L'elefante di Catania è il simbolo della città dal 1239 e la sua origine è legata ad un'antica leggenda.

La tradizione racconta, infatti, che quando Catania iniziò ad essere abitata, tutti gli animali feroci e pericolosi furono messi in fuga da un elefante. I catanesi per rendergli tutti gli onori dovuti eressero una statua che lo rappresentava chiamata “Liotru”, nome popolare di Elidoro.

Elidoro, un erudito del VIII secolo, fu fatto bruciare vivo nel 778 dal vescovo di Catania poiché, non essendo riuscito a diventare vescovo della città, disturbava le funzioni sacre con varie magie e tra queste proprio quella di far camminare l’elefante di pietra.

Diverse ipotesi sono state fatte per rintracciare l’origine e il significato della statua di pietra che domina su Piazza Duomo dal 1736, tra queste due meritano un cenno: la prima è quella sostenuta dello storico Pietro Carrera da Militello (1571-1647) che nel suo libro Memorie Historiche della città di Catania, definisce la statua il simbolo di una vittoria militare riportata dai catanesi sui libici. Ipotesi sulla quale si basa lo stesso telone del teatro Bellini di Catania dove il pittore Sciuti nel 1890, in occasione dell’inaugurazione del teatro, vi raffigurò proprio questa immaginaria vittoria dei catanesi sui libici.

Ma l’ipotesi più attendibile è però quella espressa dal geografo arabo Idrisi nel XII secolo: secondo Idrisi l’elefante di Catania è una statua magica, costruita in epoca bizantina proprio per tenere lontano da Catania gli attacchi dell’Etna. Questa sembra la spiegazione più attendibile o comunque quella accolta dagli stessi Catanesi, devoti e legati al loro Liotro tanto da minacciare una sommossa popolare quando, nel 1862, si paventò la proposta di trasferire u Liotru da Piazza Duomo alla periferica piazza Palestro.

A prescindere dalle leggende, l’elefante che domina Piazza Duomo è uno spettacolo al quale non si può rinunciare quando si arriva a Catania.

 

 

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