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Buon pomeriggio❤️

 

Poso la fronte sulla finestra in cerca di sicurezza
e lei mi risponde: “Possa non mancarti mai il cielo”.
(Fabrizio Caramagna)

 

 

 

 

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Porta Uzeda, che collega le due ali dell’antico seminario dei Chierici (l’attuale sede del Museo Diocesano e Palazzo dei Chierici), fu costruita nel 1695 dal duca di Camastra e dedicata al Vicerè in carica, Paceco de Uzeda, che aveva promosso la ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693.

Considerata uno dei simboli della città, Porta Uzeda è costruita in tipico stile barocco catanese, di cui è caratteristica la tipica alternanza di pietra lavica e marmo bianco per le decorazioni, stilisticamente simile al vicino Palazzo dei Chierici.  Porta Uzeda si apre verso il mare all’interno dell’antica cinta muraria cinquecentesca dedicata al sovrano spagnolo Carlo V, e fa parte delle “nuove” porte difensive di Catania costruite dopo la colata lavica del 1669 e il terremoto del 1693.

La Porta collega Piazza Duomo alla settecentesca via Dusmet, detta anche “via degli Archi della Marina” che la percorrono.  Dal cavalcavia che la collega al Museo Diocesano ad est, e al Palazzo dei Chierici ad ovest, è possibile godere di un suggestivo panorama che svela la città barocca e l’Etna, da un lato, e dall’altro gli archi della Marina e il mare.

 

 

 

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Catania

Fondata nel 729 a.C. dai greci calcidesi della vicina Naxos, la città vanta una storia millenaria i cui resti arricchiscono il patrimonio artistico, architettonico e culturale. Fu un'importante città romana e poi greco-bizantina fino al 900, quando venne rasa al suolo dagli arabi. Versò in decadenza durante tutto il periodo di occupazione islamica, ma si risollevò con la conquista normanna. Sotto la dinastia aragonese fu capitale del Regno di Sicilia, e dal 1434 per volere del re Alfonso V è sede della più antica Università dell'isola. Nel corso della sua storia è stata più volte interessata da eruzioni vulcaniche (la più imponente, in epoca storica, è quella del 1669) e da terremoti (i più catastrofici ricordati sono stati quelli del 1169 e del 1693).

Il barocco del suo centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO Patrimonio dell'umanità, assieme a quello di sette comuni del Val di Noto

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Buona giornata❤️💛

 

.Se la vita va inevitabilmente verso una fine, dobbiamo, durante la nostra, colorarla con i colori dell’amore e della speranza.
Marc Chagall

 

 

 

 

 

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Buona domenica❤️💛

 

Abbiamo tutti nel petto un violino e abbiamo perduto l’archetto per suonarlo. Alcuni lo ritrovano nei libri, altri nell’incendio di un tramonto, altri negli occhi di una persona, ma ogni volta l’archetto cade dalle mani e si perde come un filo d’erba o un sogno. La vita è la ricerca infinita di questo archetto per non sentire il silenzio che ci circonda
(Fabrizio Caramagna)

 

 

 

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La tribuna in origine era composta da cinque nicchie in pietra calcarea locale, decorata con sei colonne corinzie, presentava in posizione centrale San Giorgio a cavallo raffigurato nell'atto guerriero di uccidere il drago, a destra Sant'Ippolito, a sinistra San Mercurio, entrambi in abiti militari e nell'atteggiamento di calpestare col piede le teste recise del nemici. Alla base del manufatto sono inseriti tre altorilievi raffiguranti Storie di San Giorgio, a loro volta fiancheggiati dalle statuette degli apostoli San Pietro e San Paolo. Del primitivo apparato furono recuperate tre nicchie e quattro statue che, pur assemblate in modo alquanto scorretto e scomposito, danno tuttavia una idea della magnificenza dell'opera. Una statua andò irrimediabilmente perduta nel disastro, l'altra mùtila, documentata inserita nel prospetto della facciata, si ammira nel museo del duomo. Recenti interventi di restauro nel 2005 hanno portato alla luce la teoria di Apostoli occultati alla base delle colonne e restituito all'originaria bellezza i medaglioni raffiguranti AdamoEvaDavide.

 

 

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Sacrestia

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Espressione di stile rinascimentale della bottega dei Gagini dall'iniziale controversa attribuzione orientata al ramo dei Gagini particolarmente attivo in Val di Noto] La "cona" fu voluta dall'aristocrazia cittadina nel 1573 attraverso l'Arciconfraternita della chiesa madre di San Giorgio, commissionata ad Antonino Gagini, membro della famiglia di scultori lapidei operante in Sicilia, completata dagli stretti collaboratori a partire dal 1616, contratto testimoniato da ricevuta a lui intestata. L'opera scultorea collocata nella zona absidale della cinquecentesca chiesa di San Giorgio, subì i danni derivanti da terremoto del Val di Noto del 1693. Con la demolizione di gran parte delle strutture avvenuta nel 1738, l'opera fu smontata, nel contempo ridimensionata per essere riadattata in uno spazio più piccolo, con definitiva sistemazione in questo ambiente.

 

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