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L’ottocento e l’Unità d’Italia

 

Nel XIX secolo, con la nuova riforma amministrativa, Noto perse il ruolo di Copovalle che passò a Siracusa. Tuttavia rimase sempre un centro nevralgico dell’isola al punto che nel 1837, a causa del moto carbonaro di Siracusa, diventò capoluogo di Provincia e successivamente anche sede di diocesi.

Nel 1861, a seguito dell’invasione garibaldina, entrò a far parte del Regno d’Italia perdendo qualche anno dopo il titolo di capoluogo di provincia, ma mantenendo un ruolo importante dal punto di vista burocratico e logistico.

 

Dal novecento ai giorni nostri

 

La forte presenza del settore terziario nell’economia cittadina ha fatto si che non si venisse a creare una forte coltivazione intensiva o la nascita di un polo industriale, preservando il territorio rurale che tutt’ora rimane quasi del tutto incontaminato o con coltivazioni a basso impatto ambientale.

Come la maggior parte del meridione, nel periodo successivo al secondo conflitto mondiale, Noto fu oggetto di un calo demografico dovuto ai grandi flussi migratori verso il nord Italia ma anche verso la Germania, la Francia, l’Argentina, gli USA ed il Canada.

Il 13 marzo del 1996, la cupola della Cattedrale crolla a seguito di un difetto strutturale dovuto ad un’intervento di restauro negli anni 70 che sostituì l’originario tetto spiovente con uno piatto in cemento armato, aggravando il carico di peso che le colonne dovevano sostenere. Questo triste evento, che fortunatamente non portò vittime, mise la città sotto i riflettori della stampa e delle televisioni di tutto il mondo, dando vita ad un processo di restauro del centro storico che portò all’inserimento nei siti UNESCO insieme alle altre città del Val di Noto come Modica, Ragusa e Militello Val di Catania.

 

 

 
 
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Dominazione Normanna e Aragonese 

 

Nel 1091, Noto venne occupata dal Conte Ruggero d’Altavilla. Durante la dominazione normanna, si iniziò la costruzione del castello, delle chiese cristiane e del monastero di Santa Maria dell’Arco.

Durante il periodo angioino, Noto prese parte ai “Vespri Siciliani”, il ventennio di rivolta popolare che portò alla fine della dominazione francese in Sicilia, che passò a Federico III d’Aragona.

La dominazione aragonese fu una svolta importantissima per la Sicilia ed anche per Noto, per la prima volta la nobiltà siciliana venne considerata alla pari di quella dei conquistatori, a differenza di quelle precedenti.

Sotto il regno di Alfonso V d’Aragona, la carica di Vicerè di Sicilia venne ricoperta dal Netino Nicolò Speciale, che contribuì notevolmente allo sviluppo della città, che conobbe un periodo florido sia dal punto di vista commerciale che artistico, per questa ragione, grazie anche all’intercessione del vescovo Rinaldo Montuoro Landolina, Noto venne insignita del titolo di “Città Ingegnosa” per i tanti personaggi che si distinsero nel campo della scienza, delle lettere e dell’arte come Giovanni Aurispa e Matteo Carnilivari.

 

 

 

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La storia di Noto è una storia millenaria, che dall’età del bronzo ci conduce ai giorni nostri.

 

La fondazione

 

La fondazione della città è avvenuta nel V secolo a.C. per opera del re condottiero Ducezio che spostò l’insediamento umano dall’altopiano della Mendola, culla dell’antica civiltà del Castelluccio (uno degli insediamenti umani più antichi in Europa risalente all’età del bronzo 2220-1450 a.C) sulla sommità del Monte Alveria dopo le guerre contro greci Siracusani.

 

Il Periodo Greco Romano

 

Nonostante i siracusani non siano arrivati mai a conquistare con la forza la città di Neas (o Netum), l’influenza ellenica non tardò ad arrivare al punto che durante il regno di Gerone II divenne colonia siracusana.

Intorno al 214 a.C. Neatum aprì le sue porte al console romano Marco Claudio Marcello che, riconoscendo il valore della città sia dal punto di vista militare che commerciale, la nominò città alleata dell’impero, autonoma e con un proprio senato, al punto che tutt’oggi in alcuni monumenti è ancora presente la scritta SPQN (Senatus Populus Que Netinum).

Il periodo romano fu un periodo non sempre sereno. Come altre città in Sicilia Noto, subì le vessazioni di Verre, descritte dal giovane avvocato Marco Tullio Cicero che riuscì a far condannare il console corrotto all’esilio. Tra le più importanti testimonianze del periodo troviamo, nei pressi della riserva di Vendicari, la villa romana del tellaro e i suoi splendidi mosaici in buono stato di conservazione

periodo Tardoantico e Arabo

 

La zona meridionale del vasto territorio netino si arricchì di importanti monumenti nel periodo di dominazione bizantina come la Trigona di Cittadella dei Maccari, l’oratorio della Falconara o il Cenobio di San Marco.

 

Nei due secoli di dominazione araba, Noto conobbe un periodo di grande ricchezza e sviluppo: nominata Capovalle nel 903 d.C (da qui il termine Val di Noto), il contributo arabo portò uno sviluppo tecnologico nel campo agricolo e del commercio, nonché nell’industria della seta, agevolata dalla grande presenza di Gelsi nel territorio.

 

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 Il terremoto del 1693 distrusse l’antica città di Noto, che si trovava alcuni km più in alto rispetto alla cittadina odierna.Ricostruzione di Noto

All’indomani della terremoto, il popolo di Noto non si perse d’animo ma decise di ricostruire immediatamente la città.
La scelta del nuovo sito non fu semplice. Per la nuova Noto sarebbe servito un arguto sistema di acquedotti, ma anche un pianoro, ideale luogo per sperimentare un nuovo modello di città-salotto.
La città nuova venne realizzata riprogettando il piano, sbancando e sbalzando, scegliendo un pianoro ove costruire una città semplice e lineare, con impianto viario ad angolo retto e strade parallele .
La nuova Noto venne organizzata lungo tre vie principali, esposte al sole, presso le quali si stabiliranno le tre principali fasce sociali.
Nella via più alta si insedia la nobiltà, la centrale ospiterà il clero (l’unica eccezione è il palazzo secolare dei Landolina), l’ultima, più in basso, al popolo.
I palazzi nobiliari e religiosi sono imponenti, il sole parla alla pietra calcarea locale, tenera e compatta, conferendole, specie al tramonto, una magnifica tinta rosata, secondo l’idea voluta dal Duca di Camastra, rappresentante in quel periodo, a Noto,  del vicerè spagnolo.
Molti artisti siciliani vengono chiamati a collaborare alle officine. Tra essi Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra e Rosario Gagliardi che, influenzato da Borromini, è forse uno dei più inventivi.
La città viene costruita come splendida scenografia, giocando sul senso della prospettiva e con le linee e le curvature delle facciate, concentrandosi sulle decorazioni delle mensole, i mascheroni, i putti, i balconi dai parapetti in ferro battuto che si piega in forme aggraziate e panciute, anche per accogliere gli abiti eleganti delle nobildonne netine.
Nelle mani degli artisti italiani, in stretta competizione tra loro, Noto fiorisce. Un sogno barocco nasce in tutta Europa anticipando, di fatto, l’arte eccellente di San Pietroburgo.

 

 

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Noto.                             La Porta Ferdinandea, detta anche Reale, venne costruita per volere del marchese di Canicarao nel 1838 in occasione della visita a Noto di re Ferdinando II di Borbone Sovrano del Regno delle Due Sicilie. All’interno del fornice è possibile osservare due stemmi che il tempo ha preservato: quello della città di Noto da un lato e quello della famiglia Canicarao dall’altro.

Di stile neoclassico, il monumento progettato dal napoletano Orazio Angelini presenta tre sculture metaforiche: la torre, che rappresenta la forza dimostrata dalla città nel corso dei secoli, un levriero, che rappresenta la fedeltà e al centro un pellicano, simbolo della generosità o una cicogna, simbolo di fertilità.                  

 

È il primo comune siciliano per estensione territoriale, il quarto a livello nazionale. Sede episcopale, definita la "capitale del Barocco nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato patrimonio dell'umanità  dall'UNESCO, insieme con le altre città tardo-barocche del Val di Noto.  Il significato della parola Noto non è certo. Al fine di comprenderne meglio l'origine può essere utile ricordare che il sito di Noto antica risale all'età del bronzo antico (III millennio a.C.) ed è quindi legato alla civiltà castellucciana.

 

Noto, come una vera e propria Capitale Europea del Barocco, rappresenta il cuore e trionfo del barocco: palazzi, chiese, monasteri, piazze, fontane, si aprono in successione come una scenografia teatrale che lascia senza fiato. Decisamente, il più bel chilometro d’arte d’Europa.

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Felice giornata❤️💙

 

  • NON SONO PIÙ QUELLA DI IERI, NON SO COME SARÒ DOMANI. MA POSSO DIRTI COME SONO OGGI CON I MIEI IERI.

     

     

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