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Sino al 1847 quando assunse la forma con cui la si può ammirare ancora oggi. Messa in pericolo da siccità e terremoti che hanno minacciato l’afflusso secolare dell’acqua e lo stato di salute del papiro che vi cresce all’interno (questo papireto e quello del corso d’acqua Fiumefreddo sono gli unici in Europa), la fonte è tornata al suo antico splendore. Questo specchio d’acqua abitato da branchi di pesci, sacri alla dea Artemide, da simpatiche anatre (i siracusani chiamano l’Aretusa anche “funtana de’ papere”) e piante di pariro.
Il mito greco racconta che la ninfa Aretusa fuggì proprio sull’isolotto di Ortigia per fuggire al dio Alfeo, follemente innamorato di lei; invocata dalla giovane, la dea Artemide la trasformò in una fonte. E Alfeo? Con lo zampino di Zeus si ricongiunse alla sua amata.
Una foto storica della Fonte Aretusa
Nel giugno 1798, prima di affrontare Napoleone a Abukir, l’ammiraglio Nelson scrisse che, avendo attinto acqua alla Fonte Aretusa, “la vittoria in battaglia non gli sarebbe mancata”. La storia gli diede ragione. Ma su di lei hanno scritto anche poeti come Pindaro, Virgilio e d’Annunzio; gli storici Diodoro Siculo e Cicerone ne hanno narrato le origini e i monetieri siracusani Cimone e Eveneto l’hanno raffigurata sulle antiche monete.
Simbolo della città di Siracusa, questa fonte di acqua dolce, popolata da papiri rigogliosi, sgorga sull’isola di Ortigia, propaggine siciliana collegata alla terraferma e alla città di Archimede dal Ponte Umbertino. Con forma circolare doppia (al suo interno si trova infatti un altro cerchio concentrico), l’Aretusa è uno sfogo della falda freatica del sottosuolo siracusano.
Nota ai più per il mito di Alfeo e Aretusa (da cui deriva il nome di questo specchio acquifero), sfocia nelle acque salate del porto grande di Siracusa. Nei secoli ha subito diverse trasformazioni: prima esterna alla cinta muraria cittadina a cui si poteva accedere da una ripida scala direttamente dal mare, poi divisa in più rivoli e utilizzata per conciare le pelli e inseguito inglobata alle fortificazioni quando per volere di Carlo V° la struttura difensiva di Ortigia venne potenziata.
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Il cavallo ti guarda con gli occhi fedeli e riconoscenti di un cane, ma in lui c’è sempre una inquietudine che lo agita.
Se una parte del cavallo appartiene all’uomo, l’altra appartiene ai fulmini, al vento e alle praterie lontane.
(Fabrizio Caramagna)
La Pietra della Pace donata dallo Stato maggiore di Eisenhower; fotografata sul luogo dove avvenne la firma dell'armistizio, prima che se ne perdessero le tracce
Durante la seconda guerra mondiale, nell'anno 1943, venne firmato a sud-ovest di Siracusa, in contrada Santa Teresa Longarini, l'armistizio che sanciva la cessazione delle ostilità tra il Regno d'Italia e le forze alleate degli anglo-americani; passato alla storia come l'armistizio di Cassibile. La stipula ebbe luogo in Sicilia nella frazione siracusana di Cassibile, in contrada Santa Teresa Longarini e rimase segreta per cinque giorni, nel rispetto di una clausola del patto che prevedeva che esso entrasse in vigore dal momento del suo annuncio pubblico. Il pomeriggio dell'8 settembre 1943 alle ore 17:30 (18:30 per l'Italia) , Radio Algeri trasmise il proclama in lingua inglese per bocca del generale statunitense Dwight Eisenhower. Solo alle 19:42 il popolo italiano venne informato della firma grazie al proclama del primo ministro Pietro Badoglio trasmesso dai microfoni dell'EIAR.
In questa foto si nota sullo sfondo la Torre Cuba e l'aeroporto inglese di Cassibile, 1943
L'antico ponte sul fiume Anapo, dove si verificò lo scontro tra italiani e britannici per la presa della città durante la seconda guerra mondiale
Il generale italiano Castellano stringe la mano al generale statunitense Eisenhower dopo la firma dell'armistizio. A sinistra si trova il generale Walter Bedell Smith.
Il soffitto della navata centrale risale al 1528, è composto da robuste tavole lignee a travature. Nel restauro del 1645 vi vennero aggiunti gli stemmi delle famiglie nobili siracusane.



















