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La cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre.

 

 

L'edicola in stucco con la scena della Cacciata di Adamo ed Eva che si trova sopra la porta della Libreria è opera di un artista che molti identificano con il Marrina (lo stesso autore del prospetto marmoreo esterno alla Libreria), anche se rimangono dubbi che l'autore fosse piuttosto il suo maestro Giovanni di Stefano; la data di realizzazione è imprecisata, ma si può farla risalire tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento.

Mentre l'edicola architettonica è originale, la scena della Cacciata dal Paradiso Terrestre è una copia di uno degli scomparti marmorei della Fonte Gaia di Jacopo della Quercia.Di basso valore artistico, il tabernacolo attrae tuttavia per il messaggio umano e religioso che emana: sull'architrave è posta la scritta: DEUM MAXIMUM ET POSTEROS OF / FENDI UTRIUSQUE DEBEO NEUTER MIHI (Offesi Iddio Massimo e i posteri. A entrambi sono debitore, nessuno di loro a me). Queste furono le parole che Papa Enea Silvio Piccolomini pronunciò sul letto di morte. Fu un atto di umiltà e pentimento di un peccato o di una serie di peccati imprecisati, che offese Dio e i posteri e che quindi rimanda al peccato originale di Adamo ed Eva. Sopra la scritta, al centro del timpano, troviamo l'emblema del Redentore di San Bernardino.

Francesco Todeschini Piccolomini, committente dell'intera Libreria, ha voluto ricordare le ultime parole dello zio e il suo pentimento estremo in un monumento piccolo, quasi nascosto sopra il portale interno, con una scritta più piccola e più alta (e quindi meno leggibile) delle numerose didascalie che si trovano sotto ogni affresco del Pinturicchio. Un modo per conferire a quelle parole e allo spirito con cui sono state pronunciate una dimensione intima e discreta, leggibile solo da parte di parenti, amici e visitatori attenti. Inoltre il papa parla in prima persona, non in terza persona come nelle didascalie degli affreschi, sottolineando l'aspetto umano e spirituale di quella frase. La cacciata dei progenitori integra e media quel sentimento, mentre l'emblema del Redentore offre il riscatto, la salvezza, anche per quei peccati orribili ed offensivi per Dio e tutti gli uomini.

 

 

 

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Buona giornata❤️🧡

 

Un raggio di sole è sufficiente per spazzare via molte ombre.

 

 

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Notte serena❤️

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Pio II giunge ad Ancona per dare inizio alla crociata

 

L'ultima impresa di Pio II fu quella di bandire, vincendo la ritrosia dei principi europei, una crociata contro i turchi ottomani che avevano conquistato definitivamente Costantinopoli e stavano per prendere possesso di tutto l'Impero bizantino, sotto la guida di Maometto II. Per questo, ormai vecchio e ammalato il 18 giugno del 1464 si recò da Roma ad Ancona per condurre di persona l'esercito destinato a partire dal porto dorico per la crociata da lui promossa, e qui fece appena in tempo a vedere l'arrivo della flotta veneziana prima di morire il 14 agosto 1464]. Dopo la morte del papa l'esercito crociato immediatamente si sciolse.

La scena ovviamente ha un tono celebrativo che esula dall'insuccesso dell'impresa, col pontefice al centro sul trono mentre sembra impartire degli ordini. La tradizione riconosce vari ritratti nell'affresco: a sinistra, il doge veneziano Cristoforo Moro inginocchiato e Tommaso Paleologo, despota spodestato di Morea, in piedi con un copricapo azzurro e la lunga barba rossa; a destra, i dignitari orientali Hassan Zaccaria, principe di Samo spodestato, in ginocchio, e, in piedi, Cem, il figlio del sultano tenuto come ostaggio a Roma.

Alcuni sostengono che Pinturicchio copiò le vesti orientali dai disegni che Gentile Bellini fece a Costantinopoli durante un suo viaggio; in realtà la stessa corte pontificia dell'epoca avrebbe potuto offrire a Pinturicchio lo spunto con la presenza di numerosi ospiti esotici.

Sullo sfondo vi è la veduta di Ancona, abbastanza fedele alla realtà. Si riconoscono: il porto, con le galee veneziane in arrivo dal mare, le mura trecentesche della città e l'arco di Traiano, e il colle Guasco con sulla sommità la cattedrale di San Ciriaco, che il pittore perugino rappresenta in forma fantastica, in stile rinascimentale, privandola della caratteristica cupola bizantina e dei suoi caratteri più gotici e inserendo un altissimo campanile.

 

 

 

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Spiccano in quest'ultimo gruppo, i due gentiluomini a sinistra, dal vestiario ricercato e dalla posa un po' ostentata, che la tradizione indica come i ritratti di Raffaello e Pinturicchio: il secondo infatti somiglia molto all'autoritratto della Cappella Baglioni di Spello.

 

 

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Pio II canonizza santa Caterina da Siena.

Il lungo processo che portò alla canonizzazione di santa Caterina da Siena si concluse il 29 giugno 1461. La scena è organizzata, in ossequio alla varietas delle pareti, frontalmente su due registri principali sovrapposti: uno con la tribuna papale, col trono di Pio II coperto da eleganti grottesche (su una si legge il misterioso nome "Bimbo", e il corpo della santa ai piedi della scalinata, e uno inferiore con una serie di astanti, tra prelati e laici, reggenti candele accese. Sorprendentemente realistica è la quinta architettonica oltre il baldacchino, con un tratto dell'antica basilica di San Pietro tetro e smozzicato.

 

 

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Pio II convoca il concilio di Mantova.

Tra le priorità del pontificato di Pio II ci fu quella di arginare l'avanzata degli Ottomani e di riprendere   Costantinopoli dopo la conquista del 1453. In questa logica indisse una dieta di principi a Mantova (detta anche Concilio di Mantova) nel 1459, alla corte di Ludovico Gonzaga. La scena è organizzata in maniera abbastanza inusuale: se il portico che lascia vedere il paesaggio appartiene alla tradizione umbra inaugurata dal Perugino e il trono, questa volta a destra, è presente anche in altre scene della Libreria, più originale è lo scorcio della tendina che separa il gruppo dei cardinali al centro da un nutrito gruppo di astanti. In primo piano, attorno a un tavolo coperto da un tappeto con libri e altri strumenti del sapere, stanno una serie di dignitari, tra cui si riconosce, nell'anziano in piedi davanti al papa, Gennadio il patriarca di Costantinopoli.

 

 

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Buona domenica❤️

 

 

Toglimi di dosso questa notte, fammi diventare alba.
Spogliami delle paure, vestimi di possibilità.
Solo allora i miei occhi vedranno davvero.
Fabrizio Caramagna

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