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La Lupa, scultura in marmo di Jacopo della Quercia
La Lupa, scultura nel Museo dell'Opera Metropolitana del Duomo
La lupa senese tra i simboli delle città alleate.
La leggenda delle origini
La rappresentazione della Lupa senese commemora la mitologica fondazione della città di Siena da parte di Senio e Ascanio, figli di Remo, ucciso da suo fratello Romolo nella leggendaria fondazione della città di Roma. Così, dopo l'assassinio del padre, i fratelli fuggirono dal loro zio su due cavalli che Apollo e Diana avevano fornito loro (uno bianco e uno nero, colori che alla fine saranno quelli della Balzana, lo stemma di Siena), dirigendosi verso l'Etruria a nord. Avendo preso con loro la lupa che aveva nutrito e protetto il padre e lo zio, ne fecero l'emblema della nuova città che stavano per fondare.
Raggiunsero una valle dove decisero di stabilirsi. Qui fu fondata la città che prese il nome del maggiore dei due fratelli Senio, che divenne Sena (e poi Siena).
Questa iconografia, che si oppone al leone fiorentino, rievoca solo indirettamente la Lupa romana: con una piccola differenza di stile, la testa della lupa senese guarda avanti, quella romana di lato.
il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto.”
Così Giorgio Vasari definì il pavimento della Cattedrale di Siena, frutto di un programma che si è realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento.
La Cattedrale di Siena conserva numerosi capolavori di ogni epoca. L’opera, per più versi eccezionale, è il pavimento, “il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”, secondo la definizione di Giorgio Vasari, frutto di un programma che si è realizzato attraverso i secoli, a partire dal Trecento fino all’Ottocento. I cartoni preparatori per le cinquantasei tarsie furono forniti daimportanti artisti, tutti senesi, tranne il pittore umbro Bernardino di Betto detto il Pinturicchio, autore, nel 1505, della tarsia con il Monte della Sapienza.
La tecnica utilizzata per trasferire l’idea dei vari artisti sul pavimento è quella del commesso marmoreo e del graffito. Si iniziò in modo semplice, per poi raggiungere gradatamente una perfezione sorprendente: le prime tarsie furonotratteggiate sopra lastre di marmo bianco con solchi eseguiti con lo scalpello e il trapano, riempiti di stucco nero. Questa tecnica è chiamata graffito. Poi si aggiunsero marmi colorati accostati assieme come in una tarsia lignea: questa tecnica è chiamata commesso marmoreo.Il Pavimento a commesso marmoreo risulta straordinario, unico, non solo per la tecnica utilizzata, ma anche per il messaggio delle figurazioni, un invito costante alla Sapienza.
Buon pomeriggio❤️🧡
Ci sono cose migliori, molto migliori a venire, di quelle che ci siamo lasciati dietro.
Il pulpito (o ambone) del Duomo di Siena fu realizzato da Nicola Pisano in un periodo compreso tra il 1265 e il 1268.[71] È uno dei gioielli del Duomo, nonché una delle opere scultoree più importanti dell'arte del Duecento italiano. Presenta una pianta ottagonale e una struttura architettonica mossa e articolata con rilievi vari e statuine a tutto tondo al posto delle colonne ai vertici.
Quattro delle otto colonne agli spigoli poggiano su leoni stilofori, mentre quella centrale su uno zoccolo ottagonale adornato di figure che rappresentano le arti liberali e la filosofia. Gli archi sono a tutto sesto trilobati e sopra i capitelli ci sono figure marmoree che rappresentano le virtù teologali cardinali e la logica. Sugli sguanci degli archi troviamo profeti ed evangelisti. Le scene rappresentate sui pannelli principali sono:
- Visitazione e Natività
- Adorazione dei Magi
- Presentazione al Tempio e Fuga in Egitto
- Strage degli Innocenti
- Crocifissione
- Giudizio Universale, gli Eletti
- Giudizio Universale, i Dannati
Sugli spigoli ci sono figure che sporgono maggiormente rispetto alle figure dei pannelli. Si noti ad esempio la figura del Cristo Giudice tra i due pannelli del Giudizio Universale, oppure il tetramorfo con i simboli dei quattro evangelisti.
Il pulpito fu qui collocato nel 1532 da Baldassarre Peruzzi nel contesto del riordino dell'assetto presbiteriale da lui condotto. La scala e il ponte di accesso furono scolpiti da Bernardino di Giacomo tra 1536 e 1539, probabilmente sulla base di un disegno del Peruzzi del 1535, un anno prima della sua morte.




















