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trillyina più di un mese fa

 

Al centro del transetto della basilica, sotto l'arco trionfale, si trova il ciborio, opera mirabile in stile gotico di Arnolfo di Cambio che lo realizzò per volere dell'abate Bartolomeo nel 1285 in collaborazione con un tal socius Petrus (ipoteticamente identificato con Pietro di Oderisio[27]). Realizzato in marmo, è costituito da un'edicola gotica sorretta da quattro colonne corinzie in porfido rosso (sostituite nei restauri ottocenteschi) che ha alla base, in corrispondenza dei lati, quattro cuspidi che si aprono verso l'interno con degli archi a sesto acuto.

Ai quattro angoli dell'edicola, entro delle nicchie sormontate da cuspidi triangolari, vi sono le statue di San PaoloSan PietroSan Benedetto e San Timoteo. In alto, l'opera scultorea termina con un'alta cuspide sormontata da una croce dorata e sorretta da un piccolo loggiato con aperture di foggia gotica. Nel periodo immediatamente successivo alla riapertura della basilica ricostruita dopo il disastroso incendio del 1823, il ciborio venne coperto da un ampio baldacchino in stile neoclassico, poi demolito. Nei pressi del ciborio, si trova il candelabro del cero pasquale, realizzato da Pietro Vassalletto e Nicolò D'Angelo nell'anno 1170 e raffigurante scene della vita di Gesù alternate a motivi floreali.

Dinnanzi all'altar maggiore, vi è la Confessione, posta ad una quota più bassa rispetto alla navata centrale ed accessibile tramite due scale in marmo. Fino ai restauri del 2002, essa era utilizzata per la Messa feriale e vi era un altare addossato alla parete su cui poggia il ciborio gotico. Dopo i restauri suddetti, l'altare è stato demolito per lasciar spazio all'attuale apertura quadrangolare che permette di vedere sia il sarcofago dell'apostolo Paolo, sia l'abside della basilica costantiniana, che aveva orientamento inverso rispetto all'attuale.

 

 

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Buona giornata❤️❤️

 

Ci sono giorni in cui lo specchio non rimanda solo un volto, ma una geografia di ricordi, di emozioni, di sogni e di mancanze. Di espressioni e rughe che raccontano chi sei.
(Fabrizio Caramagna)

 

 

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La toria più affascinante, riguarda nello specifico una divinità associata alla Primavera di nome Eostre (da cui deriva anche il termine Easter). La leggenda racconta che, un pomeriggio di primavera, la dea Eostre, per far divertire i bambini che aveva intorno, decise di trasformare in coniglio, l’uccellino che aveva appoggiato sul suo braccio.

I bambini furono particolarmente entusiasti di questa magia ma l’uccellino d’altra parte ne fu rattristato. I piccoli, allora, dispiaciuti di vedere soffrire l’animaletto, chiesero alla dea di ritrasformare il coniglio in volatile. Nel frattempo era però giunto l’inverno e la dea, non aveva più né le forze né le capacità per trasformare nuovamente il piccolo volatile. Una volta ritornata la primavera però, la dea Eostre riacquistò le proprie forze e ridiede all’uccellino la forma originale. Per la gioia il piccolo pennuto, depose delle uova colorate che regalò ai bambini e alla dea. È proprio questa curiosa storia che ci spiega un po’ quali sono le origini connesse a quella che è la simbologia decorativa tipica del periodo di Pasqua.

La tradizione di regalare uova colorate è infatti arrivata fino ai giorni nostri, così come quella del coniglietto Pasquale, e ha iniziato ad arricchire di colore e di vivacità i momenti connessi alla Pasqua.

Le uova sono poi diventate il simbolo della risurrezione di Cristo ed emblema della primavera come rinascita a nuova vita, trovando quindi anche fondamento nell’essenza religiosa della Pasqua.

 

 

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La leggenda del coniglietto di Pasqua proviene originariamente dalla Germania. Durante la Quaresima (quaranta giorni di digiuno prima della Pasqua), era vietato mangiare carne e uova. Ma le galline continuarono a deporre uova e per conservarle, la gente iniziò a cucinarle. Alcuni li coloravano anche aggiungendo erbe durante il processo di cottura per differenziarli dalle altre uova.

Alla fine del digiuno, le famiglie rimanevano con molte uova cotte. Allo stesso tempo, era primavera e molte lepri erano nei campi.  I tedeschi cominciarono ad associare uova e conigli al simbolo della fertilità. E a poco a poco, la leggenda è nata e si dice che il coniglietto di Pasqua porta le uova ai bambini… Ma ci sono diverse versioni di questa misteriosa leggenda che stupisce grandi e piccini!.   Ciò che risalta è che le uova e il coniglio simboleggiano la fertilità.

 

 

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Buona giornata❤️❤️

 

Stamattina, guardando lo specchio, ho visto una donna che aveva sì tanti segni sul viso, ma anche tanti sogni negli occhi.

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