

Lucio Fontana nella pala composta di ventotto
formelle si ispira all’iconografia tradizionale del Sacro Cuore che appare alla santa: «Il Divino Cuore mi fu presentato come un trono di fiamme, più sfolgorante di un sole e trasparente come un cristallo, con la piaga adorabile; era circondato da una corona di spine e sormontato da una Croce», come scrive nella sua Autobiografia. Nell’opera di Fontana, Margherita Maria Alacoque appare inginocchiata nella parte sinistra della composizione, con le braccia aperte in segno di accoglienza e di stupore. In alto a destra, campeggia la chiesa di San Fedele. Domina la composizione la figura di Cristo plasmato dalla materia e dal colore. Non sfuggono agli occhi del visitatore i due angeli ai lati che reggono le colonne: una soluzione originale e innovativa di Pellegrino Tibaldi, l’architetto del secondo Cinquecento milanese, che anticipano con una soluzione barocca il dinamismo dell’arte di Fontana.

Chiesa San Fedele