Una piccola statua in marmo e bronzo riproduce in dimensioni ridotte la statua di culto ellenistica del tempio di Artemide ad Efeso, adorna di simboli di fertilità e teste di animali.
Una piccola statua in marmo e bronzo riproduce in dimensioni ridotte la statua di culto ellenistica del tempio di Artemide ad Efeso, adorna di simboli di fertilità e teste di animali.
Questa pregevole e molto nota statua soltanto il torso è antico e sembra trattarsi di un'ottima rielaborazione del Discobolo che lo scultore Mirone scolpì nel 460 a.C. L'interpretazione come guerriero ferito in procinto di cadere è frutto della rielaborazione eseguita dallo scultore francese Pierre-Etienne Monnot tra il 1658 e il 1733.
La statua, posta al centro, rappresenta una fanciulla che protegge una colomba dall'assalto di un serpente, riparandola nella piega del mantello che copre la lunga tunica. Il serpente è il prodotto di un restauro moderno. Si tratta di una copia romanda da un originale ellenistico, età durante la quale si sviluppa l'attenzione per gli aspetti della vita quotidiana, indagata in tutte le sue forme.
Tipica è la rappresentazione dei bambini, spesso colti nel giuoco, come in questa scultura. In particolare il motivo figurativo della fanciulla con colomba trova un possibile antecedente nei rilievi delle stele funerarie greche del V e del VI secolo a.C
I
l muro di fondo ospita nel nicchione centrale una grande fontana con una colossale statua di divinità fluviale, il cosiddetto Marforio.
Le tre grandi colonne di granito grigio, con fregio a rilievo di sacerdoti egizi, provengono dal santuario di Iside e Serapide nel Cam
La divinità, con folta capigliatura e barba, è raffigurata semisdraiata, in seminudità, con un mantello che gli ricopre parte di una spalla e la gambe. Per la mancanza di attributi specifici, risulta ardua l'indentificazione di uno specifico fiume: si è pensato al Reno, al Nilo, al Tevere o, più verosimilmente, all'Oceano.
Detta Marforio, è una delle sei "statue parlanti" di Roma, insieme al Pasquino, all'Abate Luigi, al Babuino, a Madama Lucrezia e alla cd. Statua del Facchino: sul corpo di queste statue erano affisse violente ed anonime satire in versi indirizzate ai personaggi in voga nella Roma de XIV e XV secolo, quale espressione del malcontento popolare nei confronti della classe più elevata che deteneva il potere ed il controllo della città.