Notti ribaltate come giorni inversi.Da riempirci le ore come fiato nei palloncini.
Ed assentarsi dal mondo in un corridoio segreto. Ascensore per l'inferno.
Se chiudo gli occhi rivedo quelli di mio padre, ma non riesco a sentire la sua voce. Ed è terribile. Ricordo tante delle cose che ci dicevamo, i suoi vezzeggiativi, la sua severità devastante, e i suoi abbracci senza fine, ma è tutto muto. L'unico suono che sento è solo il mio cuore, con i battiti che si rincorrono. E la nostalgia mi gonfia le vene.
Lo ricerco nei cassetti di casa, casa nostra, dove teneva le sue cose. E nelle stanze.
Forse è la pioggia che ci bagna di nostalgia e di ricordi. O del bisogno maledetto di quella mano forte da stringere fino a farsi male.
Fino al taglio.
La lama sulla carne che si apre mentre fiato e cuore si ribaltano.
Volevo il tuo segno.
Orgoglio di una donna sbagliata.
Ed è così strano riempirsi di emozioni e poi svuotarsi come maree.
Perchè dentro di noi ci siamo solo noi, anche quando crediamo di aver fatto spazio agli altri.
La debolezza non è fragilità, così come il bisogno e il desiderio vero non sono la stessa cosa. Ed è così ridicolo confonderli.
Resta tutto una questione di forza, nel saperla trovare e dosarla.
Anche dove la pelle si è fatta sottile perchè ci si è lasciati guardare.
E la nudità è il vestito della paura.
L'attimo dopo è un colpo di spugna.
O è solo l'onda che cancella.
Ed una mano che si asciuga nel vento.
