Quello che sembra spesso è la migliore parvenza della verità, una qualsiasi.
Profilo BACHECA 610
In ogni limite c'è un carico immenso di sogni....
Niente ci appartiene davvero. Ed è il senso dell'attimo che si sfalda e si rifrange. Ci sarebbero tante parole giuste per definirlo, forse immensi giri di parole. Anche se a volte tutto viene infilzato in alcuni istanti. In un sospiro, in una lacrima, in un bacio, o in un urlo. Respira e piano piano nel tuo fiato tutto riprende a scorrere. Eppure c'è un fascino irresistibile nell'indefinito ed in alcuni silenzi. Come se fossero sguardi sull'immenso inafferrabile che ci sovrasta. E mi sottraggo a logiche che inseguono le regole ed alle regole che vogliono disperatamente immergersi in quelle logiche, o in altre. Senza nome, senza tempo, senza luogo. O solo terribilmente senza....
Un mantra terribile che lega come una corda e mi riveste di solitudine. Sentire il fiato e seguirlo in sentieri torbidi. Essere persa, oltre ogni normalità, oltre i limiti convenzionali. E la voglia di un viaggio e poi il bisogno assurdo di essere compresi. Senza pretese e soluzioni di continuità. Oltre la pelle. Forse la misura del bene è solo la distanza. Ed ogni crisi è solo come il modo per un nuovo stimolo per stagliarsi contro nuovi orizzonti. Prima di nascondersi in una ombra perversa, come una tenda dalla quale essere spiata e svelata.
Più opaco del sogno vi è solo la speranza. Pulsano i polsi e la voglia di vivere li insegue lenta ed inesorabile, perdendosi in intrecci avvolti dal fiato ed impregnati di rugiada e di frammenti di nuove albe.Tutto è assurdamente astratto, persino il dolore. E mi ritraggo, astenendomi, senza cambiare, ma solo diventando. E tra i pezzi che perdo cosa lascio? E quello che resta indefinitamente è. Sembra immobile ma non è così. Non è nuovo. Ma solo me.
Quasi a volersi coprire il cuore, mentre ancora batte...e a nasconderlo tra le nuvole. Spesso mi perdo tra le mie enfasi ed i miei eccessi e non so più cosa voglio per davvero. Quello che resta è solo un lembo di pudore, quello che sanguina oltre la indecenza. Adesso voglio cancellare occhi, bocca, fiato. Come una luna spezzata, masticata e lanciata lontano. E un soffio di crudeltà, verso me stessa, solo verso me stessa. Atavica e radicata. Quasi che del bisogno di soffrire fosse fatta quella placenta.Tornare, andare, devastarsi di mille maree dell'anima, ignorando il resto. Quasi che il senso lo desse il nostro sguardo.Solo quello.E ammettere di esistere nella sua misura. Tutto è maledettamente semplice, oltre le contorsioni, gli spasmi e le gocce di delirio. Un passo in avanti, dieci indietro. Consapevoli che dietro c'è un baratro.
Le cose hanno un senso se un senso glielo diamo noi...
Vorrei essere un oggetto senza anima. Una cosa abbandonata in un dove sconosciuto. E forse lo sono. La mia anima è una stella lontana capace di sperdersi in una solitudine siderale. Perché solo tenendo lontana la gioia si tiene lontano anche il dolore. Ho imparato che le lacrime prendono direzioni stranissime, spesso strambe, quasi ridicole, mentre ne seguivo gli arditi percorsi, senza mai asciugarle. Se ne avessi baciata una, forse avresti compreso.
Solo l'essenziale...e riesce sempre a stupirti. Ci inciampi, come per incanto, e ti senti viva. Intuisci quello che ti serve. E lasci che accada. Senza fretta. Oltre ogni parola.
IO VORREI, NON VORREI MA SE VUOI…
Ci sono sorrisi che per caso ti ribaltano la giornata. Ad angoli di strade, dallo specchietto, appena ti sfiorano, ma ti accendono. Vite lontane calpestano l’asfalto, senza sosta. L’umanità si mescola di continuo. Si tocca, si intreccia, si racconta. Ed è forse questo il segreto della nostra semi-divinità, delle nostre ali imbrattate di sangue e di polvere, sempre a caccia di luce, per spegnere il buio che da dentro ci anima come una fiammella. E quei sorrisi spontanei, all'improvviso, lasciano una scia. Perché la bellezza è oltre la logica e si annida nello stupore. La bimba si rannicchia vicino a me, inaspettatamente. Il suo cuore da cerbiatto mi sbatte vicino. Ha gli occhi grandi, di quelli che sapranno contenere tanti sogni. A labbra nude, mi racconta dei suoi amici, di quello che le accade, solo perché sa che io so capire quello che davvero vuole raccontarmi e che non sa spiegare tra imbarazzo, timidezza e gioia. Ed io la ascolto ed un poco le spiego e le racconto i rudimenti dell’irrazionale sentire di noi donne. Ma lei non lo sa, e non deve saperlo. Perché adesso è il tempo di crescere, di cambiare, di provare. Piccole cicatrici le rivestiranno il cuore, e lo renderanno più bello e più vivo. Oltre le lacrime e le delusioni e le ferite, anche quelle sognate. Sarà sempre più bello. Perché vivere con il cuore aperto significa vivere come virgulti di infinito, piccoli dei imperfetti. All'improvviso dorme con il sonno dei giusti o solo di chi voleva essere rassicurata e ancora una volta essere coperta dalla luce buona dell’affetto, da quella impronta che le altre non potranno cancellare, solo coprire. E ti capiterà piccola stella di ritrovare questo abbraccio, tra tanto tempo, forte come adesso, perchè è sincero, come il bene vero. Ed il bene vero lascia sempre una traccia anche se silenziosa ed invisibile.