Questa è una vicenda dolorosa, in cui il dirigente, che decideva sullo svolgersi dell'operazione, non è stato in grado di prendere la decisione giusta quando altri, che non erano dirigenti, avevano fatto errori gravi. Occorre chiarire se era tecnicamente possibile prendere altre decisioni.
Un laureato in medicina non impara ad essere pessimista: gli eventi gravi sono improbabili ma possono accadere. Ripeto: sono le scimmie che lasciano un ramo prima di attaccarsi al successivo: durante il salto si può essere aggrediti, quindi si ha bisogno di un appoggio. Non dovevano espiantare il cuore prima di verificare che l'altro fosse a posto, perché due trapianti non sono possibili.
Sì a volte si ha la sensazione che le cose andranno male "perché altre cose sono andate male", che ci si sta fidando di persone non affidabili in quel caso e non si fa la cosa giusta perché si guarda il loro posto di lavoro oppure si ripone in loro una speranza che non si ha più in se stessi. Invece nessuno è infallibile, anche le persone eccezionali sbagliano a volte, spinte da altri che sbagliano, e molti non meritano tantissimo il loro posto; d'altro canto la propria responsabilità occorre eercitarla sempre e comunque. Era la decisione del padre quella di "riportarsi il figlio a casa", ma non la prese. Il suo amico ovviamente non era responsabile e non doveva intromettersi.
Cosa dire, anche io avrei riportato mio padre a casa, perché per me non aveva nulla per cui dovesse rimanere in ospedale - e lo potevo capire solo io. Ma in quei giorni altri pensieri negativi mi occupavano e rimasi in silenzio.
Speranze riposte in altri e amicizie sono disastrose: nei momenti difficili si è da soli o al massimo insieme con coniuge e/o figli, non contano neanche i parenti. E a volte i genitori, prendendo decisioni sbagliate, si riprendono letteralmente la vita che danno ai figli.
Ma questa tragedia dà a me l'occasione per ribadire, che un sussidio per i minori, specie nel Mezzogiorno, e una crescita economica non robusta NON sono un motivo per creare il posto a dei figli in più: sono solo un aiutino non decisivo, un regalino. Chi ne ha due, come questo padre, deve considerarsi molto fortunato: non è da solo per fortuna, si tiri su e riprenda il lavoro: se ha bisogno di cambiare ambiente o luogo, cambi. Se hanno diritto a sussidi, li chiedano.
Comunque, a parte la terribile realtà dei "posti per le persone" che a volte non ci sono e la persona muore per quanto lotti e altri lottino per lui (e questo vale anche per le palme nel giardino che crescono nel posto sbagliato e anche se si sono difese facendo foglie altissime per arrivare alla luce uno poi è costretto a toglierle), sono addolorata, perché il sussidio a Domenico lo pagavo io alla fine, anche se era solo un aiuto. Mi dispiace che non lo abbia aiutato a crescere, così come non ha aiutato a crescere quegli altri bambini che hanno dato il loro cuore da trapiantare, non dimentichiamoli. Quel sussidio significava per me "che l'Italia era diventata tutta più sviluppata" e quindi che i posti delle persone erano diventati tutti più sicuri, che chi meritava sarebbe stato ricompensato. Ma il sistema sociale serve per le persone affidabili e sviluppate, perché bisogna meritarselo e usarlo bene. Invece dei tecnici sbagliano nel trasporto di un organo da trapiantare e un dirigente non riesce a prendere la decisione giusta per rimediare - e un minore malato muore in modo orribile quando si poteva salvare - ovviamente il più debole dato che questi errori si scaricano sempre sul più debole e ovviamente in una zona meno sviluppata. Suo padre era abbattuto e neanche lui è riuscito a prendere la decisione giusta.
Un dirigente deve saper decidere e guidare gli altri verso il successo, in altre parole ottenere produttività per il denaro speso. Un alto dirigente deve sapere che non si passa mai con il giallo, che non ci si può permettere di essere ottimisti, che le speranze si costruiscono e che gli errori si pagano: è bene così. E infine che a volte il meglio non è il giusto e che non fare nulla e aspettare è meglio che fare qualcosa di cui non si è sicuri.




