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elisa.rabaglino

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elisa.rabaglino più di un mese fa

 

https://www.virgilio.it/notizie/bimbo-col-cuore-bruciato-l-ira-del-padre-sull-organo-trasportato-nel-frigo-da-pic-nic-e-sui-medici-spariti-1738410

 

Questa è una vicenda dolorosa, in cui il dirigente, che decideva sullo svolgersi dell'operazione, non è stato in grado di prendere la decisione giusta quando altri, che non erano dirigenti, avevano fatto errori gravi. Occorre chiarire se era tecnicamente possibile prendere altre decisioni.

 

Un laureato in medicina non impara ad essere pessimista: gli eventi gravi sono improbabili ma possono accadere. Ripeto: sono le scimmie che lasciano un ramo prima di attaccarsi al successivo: durante il salto si può essere aggrediti, quindi si ha bisogno di un appoggio. Non dovevano espiantare il cuore prima di verificare che l'altro fosse a posto, perché due trapianti non sono possibili.

 

Sì a volte si ha la sensazione che le cose andranno male "perché altre cose sono andate male", che ci si sta fidando di persone non affidabili in quel caso e non si fa la cosa giusta perché si guarda il loro posto di lavoro oppure si ripone in loro una speranza che non si ha più in se stessi. Invece nessuno è infallibile, anche le persone eccezionali sbagliano a volte, spinte da altri che sbagliano, e molti non meritano tantissimo il loro posto; d'altro canto la propria responsabilità occorre eercitarla sempre e comunque. Era la decisione del padre quella di "riportarsi il figlio a casa", ma non la prese. Il suo amico ovviamente non era responsabile e non doveva intromettersi. 

 

Cosa dire, anche io avrei riportato mio padre a casa, perché per me non aveva nulla per cui dovesse rimanere in ospedale - e lo potevo capire solo io. Ma in quei giorni altri pensieri negativi mi occupavano e rimasi in silenzio.

 

Speranze riposte in altri e amicizie sono disastrose: nei momenti difficili si è da soli o al massimo insieme  con coniuge e/o figli, non contano neanche i parenti. E a volte i genitori, prendendo decisioni sbagliate, si riprendono letteralmente la vita che danno ai figli.

 

Ma questa tragedia dà a me l'occasione per ribadire, che un sussidio per i minori, specie nel Mezzogiorno, e una crescita economica non robusta NON sono un motivo per creare il posto a dei figli in più: sono solo un aiutino non decisivo, un regalino. Chi ne ha due, come questo padre, deve considerarsi molto fortunato: non è da solo per fortuna, si tiri su e riprenda il lavoro: se ha bisogno di cambiare ambiente o luogo, cambi. Se hanno diritto a sussidi, li chiedano.

 

Comunque, a parte la terribile realtà dei "posti per le persone" che a volte non ci sono e la persona muore per quanto lotti e altri lottino per lui (e questo vale anche per le palme nel giardino che crescono nel posto sbagliato e anche se si sono difese facendo foglie altissime per arrivare alla luce uno poi è costretto a toglierle), sono addolorata, perché il sussidio a Domenico lo pagavo io alla fine, anche se era solo un aiuto.  Mi dispiace che non lo abbia aiutato a crescere, così come non ha aiutato a crescere quegli altri bambini che hanno dato il loro cuore da trapiantare, non dimentichiamoli. Quel sussidio significava per me "che l'Italia era diventata tutta più sviluppata" e quindi che i posti delle persone erano diventati tutti più sicuri, che chi meritava sarebbe stato ricompensato. Ma il sistema sociale serve per le persone affidabili e sviluppate, perché bisogna meritarselo e usarlo bene. Invece dei tecnici sbagliano nel trasporto di un organo da trapiantare e un dirigente non riesce a prendere la decisione giusta per rimediare - e un minore malato muore in modo orribile quando si poteva salvare - ovviamente il più debole dato che questi errori si scaricano sempre sul più debole e ovviamente in una zona meno sviluppata. Suo padre era abbattuto e neanche lui è riuscito a prendere la decisione giusta.

 

Un dirigente deve saper decidere  e guidare gli altri verso il successo, in altre parole ottenere produttività per il denaro speso. Un alto dirigente deve sapere che non si passa mai con il giallo, che non ci si può permettere di essere ottimisti, che le speranze si costruiscono e che gli errori si pagano: è bene così. E infine che a volte il meglio non è il giusto e che non fare nulla e aspettare è meglio che fare qualcosa di cui non si è sicuri.

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elisa.rabaglino più di un mese fa

"Non era mai accaduto": già ma quando accade un evento improbabile lì si valuta in pochi minuti chi è affidabile, chi è un tecnico (termine molto dispregiativo per me) e chi invece un "dottore". Un tecnico agisce come routine, un dottore decide di cambiarla se necessario. O forse i "tecnici" hanno espiantato il cuore prima di controllare quello nuovo, "perché non era mai successo". Quello che non è mai successo potrebbe succedere, anzi proprio perché non era mai successo: 1 su 500 non è così improbabile e gli eventi gravi sono in effetti imprtobabili. Le scimmie uomini lasciano un ramo prima di acchiappare l'altro, mentre gli individui sviluppati fanno un gradino per volta, perché non si fidano mai di restare in aria, qualcuno potrebbe colpirli e non avrebbero più neanche mezzo appoggio. 

 

Chi ha trasportato il cuore non lo ha saputo fare (pessimo tecnico); e chi ha operato non ha preso le decisioni giuste (tecnico: non all'altezza di decidere). Certo, due trapianti non si potevano fare, ma forse era meglio non  farne neanche uno.

 

Hanno fatto un lavoro orribile, quello che fanno i "tecnici" quando qualcosa va male. Se qualcosa  va diversamente, per avere lo stesso risultato o simile occorre fare qualcosa di diverso. Io ad intuito avrei rimesso lo stesso cuore se possibile, non l'altro.

 

Con questo non voglio sminuire il lavoro dei medici ma i medici dirigenti medioalti (in questo caso il primario) devono essere capaci di prendere decisioni quando qualcosa che non era mai successo succede. Uno dei loro compiti è correggere errori gravi o decidere quando altri prenderebbero la decisione sbagliata, al fine di guidare tutti verso il successo, come se non fosse successo nulla.

 

Da ora prima di espiantare un organo occorrerà prima verificare l'idoneità di quello da impiantare: ma questo è ovvio, per me!!

 

E in caso di situazioni impreviste occorre consultare l'alto dirigente!!!  Il professore, lo scienziato, quello che non si accontenta delle apparenze!!

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elisa.rabaglino più di un mese fa

Oggi Mauri e io raccontiamo una storia triste, che si svolge a Napoli.

 

Il cuore di un bambino non poteva più vivere lì, perché il bambino era morto. Allora questo cuore sperò di trovare una nuova vita per lui in un altro bambino: e avrebbero continuato a vivere insieme felici.

 

Ma il cuore nel trasporto fu danneggiato, nessuno se ne accorse in tempo e ora lui e il bambino non ce la fanno. Potevano farcela, c'erano giustificate aspettative che ce la facessero: e tutti ne hanno quindi una sensazione di grande ingiustizia, molto dolorosa.

 

A volte un problema anche grave può essere risolto da chi lo sa risolvere o si risolve addirittura da sé, ma qualcuno nei passi intermedi fa errori surreali. Ciò mi ricorda situazioni in cui mi trovai io e so quanto sia chi ha fatto errori gravi - e non viene subito escluso, gli si chiede di rimediare - sia chi cerca di aiutare a posteriori, ma non ne è in grado, si "accaniscano", perché ne viene fuori un vero e proprio accanimento. "Si poteva risolvere" cento volte, ma per cento volte qualcuno ha fatto male. A volte, per quanto in queste situazioni ciò sia doloroso, non è possibile aiutare. E' surreale, ma a volte occorre lottare per non farsi aiutare e cercare di farcela da soli.

 

Mauri e io sappiamo che è praticamente impossibile, ma ci auguriamo che quel cuore anche danneggiato con poco aiuto di persone capaci ed equilibrate riesca lo stesso a tenere in vita il bambino fino a quando non potrà riceverne un altro.

 

E ci dispiace molto per la madre del bambino: le siamo vicini almeno nel pensiero e le auguriamo che accada qualcosa di positivo. 

 

___________________________________

 

Purtroppo il piccolo Domenico (così si chamava il bambino) e il cuore danneggiato che sperava di vivere con lui non ce l'hanno fatta e ci hanno lasciati un sabato pomeriggio: Mauri e io ne siamo molto addolorati, speravamo in un miracolo e ce ne sono, ma ci sono anche errori gravi che vanificano i miracoli. 

 

Altra cosa dolorosa è vedere ancora che errori gravi, voti bassi di intere unità si scaricano sempre sugli individui più deboli. Quando sono coinvolti individui di classe debole non ci si può pernettere alcun errore: chi passa con il giallo causerà un incidente gravissimo all'incrocio.

 

Possibile che i chirurghi che hanno effettuato il trapianto non si siano accorti che qualcosa non andava? E magari hanno pensato "tentiamo ugualmente"? 

A volte occorre combattere contro la speranza: è quella che uccide. Può sperare chi ha voti altissimi, perché non spera in realtà, bensì prende la decisione giusta che in questo caso era quella di non trapiantare quel cuore a Domenico, ma dubitare e aspettare. 

 

E anche io che danneggiata ho dovuto tirare avanti 20 anni, lo ho fatto con il massimo rigore possibile, aspettandomi che chi sbagliò sia punito, perché si trattava di persone che non meritavano i loro compiti e infatti non li seppero svolgere in una situazione più difficile, quando bastava seguire le regole: ma non erano abbastanza intelligenti per neanche intuire, lasciamo perdere sapere ciö. E forse neanche io fui abbastanza intelligente da accorgermene in tempo ed impedire che facessero anche peggio o capire come difendermi da subito.

 

Esiste una giustizia passiva, che fa sempre il suo corso. Tutti sbagliano, ma tutti pagano per i loro errori, se e solo se gli altri non ne fanno. Chi vuole punire qualcuno per un suo errore, non ne faccia lui: sia "difficile", passi solo con il verde, dubiti anche quando è verde.

 

Addio Domenico: Mauri e io abbiamo visto la tua foto e ti salutiamo con affetto, come le tante persone che ti hanno portato fiori e giocattoli. Vivrai ancora nel nostro ricordo.

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elisa.rabaglino più di un mese fa

Oggi il mio Maurino e io siamo in lutto: è mancata una persona cara da tempo malata.

 

Lei e suo marito erano amici di mio padre dai tempi dell'Università, più di 55 anni fa.

 

Si era affezionata a Mauri sin dal primo istante, ben prima di mia madre: persona sensibile. A me aveva fatto tanti regalini utili, dei capi di vestiario: ogni volta che mi servivano, come negli scorsi giorni, pensavo a lei.

 

La ricorderemo per sempre. Uno dei "genitori" che se ne stanno andando tutti. Era un Torinese immigrato nell'infanzia, ma come mio padre, come tutti i Torinesi e Piemontesi, dalla loro casa vanno solo nella tomba, perché sono molto carichi. Non c'è modo di convincerli a salvarsi.

 

Ciao Ines, sapevi che Mauri e io ti volevamo bene. Ti ricorderemo sempre così, in quella sera autunnale di due anni e mezzo fa:

 

 

Il dentista nel quadro era suo padre. E la sciarpa di Mauri era di mio padre: allora Mauri non aveva ancora vestitini.

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elisa.rabaglino più di un mese fa

Nothing changes any day of the year, actually. 

 

 

It is the hell of a loop.

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elisa.rabaglino più di un mese fa

Mauri, un papà mi chiede le congratulazioni per suo figlio appena nato: un figlio non necessario e nato con maternità surrogata anch'essa non necessaria e non consentita dalle leggi italiane.

 

Un padre per me non onesto, troppo anziano: potrebbe essere il nonno - e neanche la madre: una donna giovane che compra l'utero di un'altra donna senza necessità. Il figlio di due poco onesti sarà anche lui poco onesto, perché il modello principale sono i genitori: non è bene che sia nato. Non ha il posto.

 

"Le ha chieste alla persona sbagliata e anche al gorillino sbagliato". E anche nel Paese sbagliato. Non gliele facciamo.

 

Forse abbiamo lavoro per i Giudici. A me la maternità surrogata, anche nei casi in cui fosse necessaria, è sempre apparsa ripugnante e angosciante come le vetrine che mi toccava vedere dal treno in Belgio, che erano la spiegazione dello strano comportamento della mediocre  Commissione UE riguardo la mia candidatura. Questo è quello che provo. E poi è chiaramente male utilizzata: produce dei figli non necessari di genitori troppo anziani.

 

"Io sono vestito di verde, bianco e rosso!!!". Tu sei britannico, caro Maurino, e il berretto rosso è americano. Sì la giacchetta e i pantaloni sono italiani e te li sei meritati, bravo! Io sono impressionata quando qualcuno ti fa dei complimenti, anche se non sono tua madre: ma tu i genitori non li hai e a me non arrivò nessun figlio a causa di persone come quei due genitori, che non capiscono cosa è necessario e cosa è superfluo e tolgono il necessario ad altri. Non li apprezzo.

 

Inoltre sono convinta che chi vuole dei figli, se li paga lui tutta la vita e anche dopo la morte, se è malato. Anche io, senza l'unico figlio o figlia che avrei dovuto avere a tempo debito, non ho una buona situazione, mio padre senza nipote è vissuto 20 anni in meno e ho troppo aiutato gente che io credevo in difficoltà più di me, in realtà sgomitavano. Non posso aspettarmi le congratulazioni per questo errore: lo pago da 20 anni buoni.

 

 

E ce ne andremo giù "all al-one with the pietr-one"....

 

...come dice la canz-one!!!!

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elisa.rabaglino più di un mese fa

Voglio raccontare a Mauri che esattamente 25 anni fa, il 28 Febbraio 2000, Elisa partiva da Torino per Karlsruhe: era stata assunta dal Forschungszentrum Karlsruhe a partire dal 1 Marzo.

 

Era anno bisestile e partì con un giorno di anticipo. Era una giornata invernale grigia e a tratti piovosa. La aspettavano il suo supervisore e il proprietario della casa che avrebbe affittato, i quali già conosceva.  Era il suo primo viaggio in auto così lungo, 630 km in tre Paesi e il secondo in assoluto in Germania. Non parlava ancora Tedesco, solo qualche parola, e aveva difficoltà a pronunciare "auf wie - der - se- hen". Da pochi giorni era proprietaria di una Fiat Panda 1000 fire "Shopping" di colore verde smeraldo con 54000 km, che suo padre aveva comprato 8 anni prima e la aveva regalata  a lei, perché da quel momento ne avrebbe avuto bisogno. Aveva fatto mettere nuovi pneumatici, più larghi di quelli di serie e credo che fossero i Continental. Una delle ultime Euro 0 prodotte dalla Fiat, 33kW, non aveva alcun sistema di sicurezza e neanche una presa accendisigari: ma arrivava a 140 km/h in autostrada.

 

Allora l'euro fisico non c'era ancora e Elisa aveva con sé dei marchi tedeschi per pagare la cauzione e l'affitto della casa in contanti, perché il conto bancario a Karlsruhe non lo aveva ancora aperto.

 

Il viaggio non fu facile. Elisa dovette prima andare a casa dei suoi genitori, perché avevano voluto che l'auto rimanesse nel loro garage quella notte dato che era stracarica. Poi sbagliò l'autostrada due volte prendendo la A4 verso Milano invece che la A5 verso Aosta: uscì e rientrò di nuovo nel verso sbagliato! Era la prima volta che saliva sul Gran San Bernardo a 1900 metri di quota per 40 km, non era abituata a quegli strapiombi, e guidava poi in Svizzera francese (Martigny, lago di Losanna) poi tedesca (Berna, Friburgo, Basilea) e poi in Germania (Friburgo in Brisgovia) verso Francoforte, tutti posti meravigliosi. La segnaletica era molto diversa e la confondeva. Anche a Basilea rischiò di uscire dall'autostrada, c'era traffico ed era già notte: quello fu il momento peggiore. Non c'era il navigatore allora e pochi avevano il cellulare, lei non lo aveva.

 

Caro Mauri quel percorso era il "passaggio ad ovest" di Elisa! 

 

Arrivò finalmente a Karlsruhe che pioveva: entrando in città da sud girò a destra verso la campagna invece che a sinistra. Infine arrivò a casa del suo supervisore, il quale le aveva prenotato una camera in un residence perché il proprietario della casa si era stancato di aspettare.

 

Arrivata nel residence, scese in strada, entrò in una cabina telefonica gialla della Deutsche Telekom lì sotto am Mühlbürger Tor, inserì delle monete (sembra incredibile ora!!!) e telefonò ai suoi genitori: rispose suo padre.

 

 

 

Chissà quanto si era preoccupato per tutta la giornata, ma Elisa non se ne rendeva conto allora. Le chiese se guadagnava abbastanza per vivere e la domanda le sembrò surreale.

 

Di quel viaggio non c'è una singola foto, ma eccone una di Mühlbürger Tor scattata nell'estate del 2022 insieme a Mauri, con il residence di quella sera sulla destra:

 

 

La cabina gialla era dalla parte opposta della piazza. Elisa era arrivata in un bel posto con la sua piccola Panda.

.....

 

E ieri Elisa ha iniziato a leggere la biografia di un'altra donna di 15 anni più anziana, che nei primi anni dopo la laurea aveva un posto simile a quello di Elisa e continuò e divenne poi Cancelliera di un Paese straniero per lei nella giovinezza, ma era sposata. Aprendolo a caso, in quella pagina lei parlava di quando si era innamorata del suo secondo marito, che era un suo collega, ma erano entrambi divorziati.

 

Data la circostanza e la ricorrenza, Elisa non ha potuto far a meno di ricordare quando lei era nello stesso mondo di quell'altra donna, più a sudovest, più vicino alla Francia e all'Italia. Però lei non ha - o non più - alcuna foto. Non ne fece, perché non aveva una macchina fotografica e le poche foto che altri le scattarono (ce ne era una bellissima dell'IEA Beryllium Workshop del 2003, in cui lei era l'unica donna vestita di beige tra tutti uomini vestiti di colore scuro e una del suo esame di dottorato nel 2004 con il cappello) non le ha più.

 

Caro Mauri, oggi non partiamo come 25 anni fa per Karlsruhe con la Panda di papà. Mi dispiace tanto! Abbiamo ora un cellulare che funziona in Svizzera e Germania esattamente come in Italia, peccato!

 

"Perché?" Perché oggi non è un giorno di pioggia, per esempio. Perché nessuno ci aspetta, non abbiamo preso impegni con nessuno. Poi perché la Panda è ancora in restauro: è rimasta ferma per 12 anni, tutti volevano rottamarla poverina.

 

"E quando torna?" chiede Mauri. Non essere impaziente gorillino mio, le manca solo più una cintura di sicurezza: intanto possiamo continuare a leggere il libro insieme e Elisa ricorderà tante altre cose e te le racconta.

 

Quando l'auto torna, le faremo la festa! È la nostra auto ora, mia e del mio Mauri, oltre che di mio padre. Una meravigliosa auto d'epoca che rappresenta Torino e il vicino mercato comune tedesco e può ancora circolare dovunque. Racconteremo la sua lunga storia multinazionale...che era quella di mio padre e della sua famiglia dapprima, poi la mia e da tre anni anche quella del mio gorillino. 

 

Eccoli mentre l'auto era in attesa di restauro:

 

 

"La Panda farà ancora quel viaggio, il passaggio ad ovest?"  Non lo sappiamo, gorillino mio, ma dopo un quarto di secolo quel percorso è rimasto uguale, come fu costruito negli anni '60. Certe cose, particolarmente solide, non cambiano. La Panda è uguale e anche io.

 

Nel 2005 Elisa intendeva sostituire la Panda con una Mercedes classe C 220 cdi di colore azzurro, il meritatissimo regalo di Elisa a se stessa per il suo dottorato, prodotta nel vicino stabilimento: un investimento locale, robustissimo, contro la crisi economica. L' auto la convinceva assolutamente. Ma stavano cancellando il posto di Elisa e lei non sapeva dei sussidi che le sarebbero spettati. I suoi genitori, non generosi, non offrirono un contributo e neanche una promessa di aiuto - e lei non se la sentì di spendere tutto quel denaro. Fu un errore: Elisa doveva essere più ottimista e non apparire più povera di quello che era. Invece accettò l'auto del 1990 di suo nonno, che a 85 anni non aveva più ottenuto il rinnovo della patente, anche perché aveva solo 43000 km e le permetteva di ridurre i costi dell'assicurazione di parecchio: auto molto confortevole. Non comprò più un' auto. I suoi non generosi genitori si offrirono - troppo tardi! - di comprargliene una da 10000 EUR (un terzo di quello che voleva spendere lei), ma non le serviva più: i 10000 EUR dovevano darglieli nel 2005 se volevano aiutarla, più tardi era solo un regalino inutile ad una minorenne media. Forse non volevano che la figlia fosse un adulto competitivo e più abbiente di loro, come doveva.

 

Per questo Elisa non sa se farebbe salire in auto uno dei suoi genitori se lo vedesse camminare sotto la pioggia e lei avesse un posto libero: non senza una spiegazione. Le persone vanno trattate come meritano. In Italia i figli sono a carico di entrambi i genitori, sono i genitori tenuti ad aggiungere del denaro se i figli hanno bisogno, perché per giusto motivo non è stato organizzato un sistema sociale per gli adulti di tipo tedesco.  Proprio questo porta i Tedeschi a non capire come certi Italiani non! approfittatori si comportano con il denaro e la famiglia e a discriminarli. 

 

In cambio ovviamente i figli difenderanno i genitori quando sono anziani. In realtà si difendono insieme tutta la vita.

 

"E tu che non hai figli?"  E me ne dispiaccio: ne volevo solo uno e me lo hanno rubato degli aggressivi che ne avevano troppi, per primo il mio ultimo superiore. Io devo difendere il mio Maurino e non lo abbandonerò mai. "Ma devi fare molta attenzione a non pagare più tu i figli di altri". 

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elisa.rabaglino più di un mese fa

Uno dei miei sogni della fine della notte.

 

Ho sognato che ero in vacanza con i miei genitori in una località marina: c'era mio padre, come era negli ultimi anni di vita e io avevo più di 40 anni e gli ero affezionata, non avevo ancora scoperto che mi aveva trattata male perchè era malato. In questi sogni, in cui a volte sono da sola a volte con i miei genitori in un viaggio, ricorre l'incertezza se il soggiorno si protrarrà e che cosa farò io, se io e loro prenoteremo l'albergo per i giorni successivi, se io comprerò il biglietto in tempo per il treno che ritorna e cose del genere.

 

Ma la fine di questo sogno era diversa: io aggredivo fisicamente e con urla rabbiose (cosa che per me è rarissima, perché sono molto mite ed educata e nel sogno facevo una fatica terribile ad alzare la voce, ovviamente perché dormivo) delle altre donne della mia età che avevamo incontrato in questa vacanza, dicendo:

 

"Voi!!! vi siete vendute agli uomini!!!" (ecco perché avete una situazione migliore della mia).

 

Proprio così: i genitori e gli insegnanti della stessa generazione non insegnarono la cosa giusta, cioé che era la famiglia che permetteva di conservare il posto di lavoro anche se c'era scarsa crescita economica ed arricchirsi. Insegnarono il contrario, cioé che "non era il caso di chiedere al marito i soldi per un paio di calze" e magari anche le scarpe e tutto il resto.

 

Per avere la famiglia "occorreva innanzitutto guadagnare dei soldi e avere un posto di lavoro certo". Tuttavia, questo è vero se c'è una forte crescita economica che permette in effetti ai giovani di arricchirsi solo con il proprio lavoro. Ma loro non la finanziarono e i loro suggerimenti si rivelarono sbagliati e favorirono i meno competitivi. Sembra proprio che dicessero questo solo per non dover pagare loro le famiglie dei figli, come invece avevano fatto i loro più intelligenti genitori con loro, che di crescita economica ne avevano prodotta ben più di loro proprio investendo a favore dei loro figli giovani: pagarono loro gli studi, la famiglia, la casa in proprietà di cui avevano bisogno.

 

Ora è tardi e io di certo non picchierò e aggredirò verbalmente nessuno perché sprecherei energie preziose con gente non molto competitiva e non mi conviene neanche rimproverarli, ma....ci siamo capiti. 

 

Detesto cordialmente un certo tipo di donne che sono la stragrande maggioranza e anche i loro mariti: per me sono approfittatrici ed abusive. Detesto ovviamente anche i loro figli: li hanno messi al mondo per farsi loro una situazione, in concorrenza sleale con le donne che invece si difendevano da sole. Quindi non saranno disposte a fare il necessario per i figli competitivi e provocheranno ulteriore danno. 

 

La mia ideologia è rimasta quella dell'adolescenza, un periodo di forte crescita economica, e non può cambiare. A me dovevano pensare i miei genitori e il datore di lavoro doveva applicare le regole che erano ampiamente sufficienti a correggere la rappresentazione errata di me che avevano dirigenti non eccellenti e non esperti dell'Italia. Non hanno nessuna giustificazione perché non ero tenuta neanche ad affrontare l'argomento. Se un qualsiasi uomo cerca di comprarmi un paio di calze, non ci riuscirà e mi rompe anche quelle che ho: il suo atteggiamento mi infastidisce. Se mi vede povera si accomoda, perché non è affidabile e mi rende povera. Compri le calze ad altre più adatte a lui.

 

E dato che mio padre non è più in vita, la sua presenza nel sogno non significa che mi vuole vedere. Significa che c'è ancora ed è altrettanto importante quanto da vivo, se non di più. Ecco una sua rara foto, nell'ultima gita che facemmo insieme nel Febbraio del 2019. 

 

 

Non sembra che ora sia morto, vero? Non sembra il Febbraio di sei anni fa. E neanche che fosse molto malato. Nonostante la demenza guidò perfettamente l'auto da Torino a Lanzo Torinese, luogo dove 7 anni prima era morto suo padre. A volte andavamo insieme con la sua auto in luoghi a Torino o dintorni, dove erano i suoi genitori.

 

Ha avuto 20 anni di vita in meno e una peggiore qualità della vita negli ultimi 25 anni di vita anche a danno dei suoi figli, perché non si è curato il diabete. 

 

Papà andremo ancora in viaggio insieme, uno di quelli in cui io non so se mi fermerò ancora. 

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elisa.rabaglino più di un mese fa

Chi sa perché un uomo non considererà mai una donna sua amica?

 

Al massimo lei penserà di essere una amica di lui, ma non lui.

 

[Non è il caso di questo video, in cui lei non si rassegna affatto ad essere amica di lui, quindi il video non rapprresenta il contenuto di questo post, semmai il contrario]

 

Il motivo è che gli uomini hanno una natura aggressiva, le donne invece collaborativa.

 

Questo post significa: se qualche donna pensasse di non poter essere che un'amica di un uomo e non fosse me, che già lo so, sappia che lui la vedrà sempre (1) come un suo dipendente che si aspetta di essere pagato oppure (2) come una amante, anche quella da pagare. In entrambi i casi come un oggetto di sua proprietà che deve essere difeso da altri. Più raramente la vedrà (3) come il suo superiore che paga lui. Purtroppo in ciò fa finta di non capire che il denaro crea obblighi che limitano fortemente la libertà di provare affetto, amicizia o amore - o forse si rassegna ad accettare ciò.

 

Infatti in Italiano si dice di un uomo sposato "Ha l'amica" e significa "Ha l'amante".

 

Conclusione: non ci si può rassegnare ad essere una sua amica, perché per lui non lo si sarà. 

 

Esiste le truffa dell'amicizia, che a volte è un fraintendimento tra i generi o espressione di problemi personali che non si ha la forza di affrontare. Alla fine il problema di tutti, amici o meno è che qualcuno non si comporta bene con il denaro. I superiori, un parente, il Governo etc...

 

Io sono stata fortunata perché quando lavoravo e mi pagavano anche se non proprio il dovuto, ero libera di fare quello che volevo e fui molto produttiva. 

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elisa.rabaglino più di un mese fa

Una canzone per Mauri e me.

 

 

"We will face it all together, at skyfall"

 

Ti piacerebbe cantare Mauri?

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