Alla sopravvivenza individuale Magnani credeva fermamente, cattolico professante com’egli era per personale convincimento, oltre che per tradizione di famiglia, e una personale strategia di immortalità pare avere elaborato nella costruzione di un proprio monumento, imperituro perché dalle solide fondamenta morali e civili, nel compimento di un’impresa degna di un eroe romantico. Ricchissimo, unico erede di una fortuna costruita sull’industria casearia, Magnani ebbe dal destino la possibilità finanziaria, e se ne avvalse, di costruire una raccolta d’arte formidabile, esteticamente e accademicamente inattaccabile.
Non soltanto raffinato nella scelta, ma sempre mosso dal desiderio di salvare e recuperare all’Italia capolavori minacciati da oscuri destini, Magnani fu un intenditore e un mecenate, che s’incantava solo ai valori della vera pittura; la raccolta di opere d’arte, pur essendo il suo lascito più concreto, fu per lui, in maniera profonda e profondamente testimoniata, parte di una ricerca e di un anelito di conoscenza che non ha mai privilegiato una modalità d’espressione artistica, ma sempre e con grande rigore etico ha cercato in ogni opera (musicale, figurativa, poetica) indagata e amata, la volontà e l’intelletto dell’autore, la tensione spirituale e il desiderio di trascendenza.

























