

Mario Schifano (Homs, 20 settembre 1934 – Roma, 26 gennaio 1998) è stato un pittore e regista italiano.
Insieme a Franco Angeli e Tano Festa rappresentò un punto fondamentale della Pop art italiana ed europea. Perfettamente inserito nel panorama culturale internazionale degli anni sessanta, era reputato un artista prolifico, esuberante ed amante della mondanità. La dipendenza dalle droghe che durò per tutta la sua vita gli valse l'etichetta di "artista maledetto".
Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, fu tra i primi ad usare il computer per creare opere e riuscì a elaborare immagini dal computer e riportarle su tele emulsionate (le "tele computerizzate"). La prolificità dell'autore e l'apparente semplicità delle sue opere hanno portato alla diffusione di un grande numero di falsi, soprattutto dopo la sua scomparsa.

Mi conoscono anche quelli che non mi conoscono, quindi inventate quello che volete”, così inizia una delle biografie sulla vita di Mario Schifano, nato a Homs in Libia nel 1934, figlio di un archeologo del Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma.
Durante la guerra la sua famiglia si ritrova negli studi di Cinecittà, divenuti dei campi profughi. Mario non ama studiare e non finisce neppure le scuole medie, alla maggiore età inizia a lavorare al museo dove il padre operava come restauratore ed archeologo. Ha tre passioni: la pittura, le donne e il ciclismo, e presto attira l’attenzione della critica coi suoi quadri monocromi, a cui seguiranno lettere, numeri, segnali stradali, il marchio della Esso e immagini-simbolo come quella della Coca Cola. Negli anni dipingerà grandi tele con smalti ed acrilici, disegnerà per due volte la maglia gialla del Tour de France, creerà filmati avanguardistici, fonderà un gruppo musicale, verrà arrestato ripetutamente per consumo e detenzione di stupefacenti per poi finire in un manicomio e tentare il suicidio. Numerosi i suoi viaggi all’estero, a New York collaborerà con la grande gallerista Ileana Sonnabend e conoscerà Warhol, in effetti molti lo considerano il suo erede italiano, sebbene l’artista non amasse essere inquadrato in alcuna corrente: “Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non successivamente, alla pop art. La pop art la facevano loro e la imponevano, quasi come un fatto politico”, dichiara Schifano.
Morirà d’infarto nel 1998 poco più che sessantenne, dopo un’esistenza di eccessi, socialità e grande generosità. Achille Bonito Oliva, citando Osvaldo Licini , a ragione, “eretico erotico erratico”.