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trillyina 14 giugno

Tersicore di Antonio Canova (1811).

Si tratta dell’ultima opera d’arte acquistata da Luigi Magnani poco prima di morire, nel 1984, proveniente da una collezione privata, dopo aver fatto parte della collezione del conte Giovanbattista Sommariva, uno dei più illustri e singolari collezionisti italiani dell’epoca napoleonica. Di oscure origini, nato presso Lodi nel 1700, il Sommariva divenne avvocato di successo, ammassando una grossa fortuna; nel 1796 si trasferì a Milano, dove aderì alla causa francese, sì da diventare la personalità più influente nella città durante la breve stagione della Repubblica Cisalpina (1800-02).

 

 

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trillyina 14 giugno

 

 

 

 

 

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Buongiorno❤️💛

Parte del mestiere di vivere è imparare ad amarsi. Se non fai così, non puoi amare nemmeno gli altri.” (Ariana Grande, Cantante)

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trillyina 14 giugno

I suoi quadri a olio si trovano presso le collezioni private di Marta Marzotto e Anna Magnani, e presso le collezioni pubbliche della provincia di Pisa

Negli anni '70 del secolo scorso collabora con la galleria Della Bezuga di Firenze e per tutti gli anni '80 è uno dei pittori della galleria Forni di Bologna

Vive e lavora a Pisa dal 1964.

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trillyina 12 giugno

 

 

Mario Schifano (Homs20 settembre 1934 – Roma26 gennaio 1998) è stato un pittore e regista italiano.

Insieme a Franco Angeli e Tano Festa rappresentò un punto fondamentale della Pop art italiana ed europea. Perfettamente inserito nel panorama culturale internazionale degli anni sessanta, era reputato un artista prolifico, esuberante ed amante della mondanità. La dipendenza dalle droghe che durò per tutta la sua vita gli valse l'etichetta di "artista maledetto".

Appassionato studioso di nuove tecniche pittoriche, fu tra i primi ad usare il computer per creare opere e riuscì a elaborare immagini dal computer e riportarle su tele emulsionate (le "tele computerizzate"). La prolificità dell'autore e l'apparente semplicità delle sue opere hanno portato alla diffusione di un grande numero di falsi, soprattutto dopo la sua scomparsa.

Mi conoscono anche quelli che non mi conoscono, quindi inventate quello che volete”, così inizia una delle biografie sulla vita di Mario Schifano, nato a Homs in Libia nel 1934, figlio di un archeologo del Museo Etrusco di Villa Giulia, a Roma.

Durante la guerra la sua famiglia si ritrova negli studi di Cinecittà, divenuti dei campi profughi. Mario non ama studiare e non finisce neppure le scuole medie, alla maggiore età inizia a lavorare al museo dove il padre operava come restauratore ed archeologo. Ha tre passioni: la pittura, le donne e il ciclismo, e presto attira l’attenzione della critica coi suoi quadri monocromi, a cui seguiranno lettere, numeri, segnali stradali, il marchio della Esso e immagini-simbolo come quella della Coca Cola. Negli anni dipingerà grandi tele con smalti ed acrilici, disegnerà per due volte la maglia gialla del Tour de France, creerà filmati avanguardistici, fonderà un gruppo musicale, verrà arrestato ripetutamente per consumo e detenzione di stupefacenti per poi finire in un manicomio e tentare il suicidio. Numerosi i suoi viaggi all’estero, a New York collaborerà con la grande gallerista Ileana Sonnabend e conoscerà Warhol, in effetti molti lo considerano il suo erede italiano, sebbene l’artista non amasse essere inquadrato in alcuna corrente: “Ho fatto i miei lavori contemporaneamente, e non successivamente, alla pop art. La pop art la facevano loro e la imponevano, quasi come un fatto politico”, dichiara Schifano.

Morirà d’infarto nel 1998 poco più che sessantenne, dopo un’esistenza di eccessi, socialità e grande generosità. Achille Bonito Oliva, citando Osvaldo Licini , a ragione, “eretico erotico erratico”.

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