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Buongiorno❤️

 

bello della fantasia è quel partire da un nessun luogo verso un altrove.
(Fabrizio Caramagna)

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Sul retro 

Giacomo Balla 

Marcia su Roma 

1931-1933

 

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Tra il febbraio 1913 e il gennaio 1914 Giacomo Balla si concentra su una serie di opere dedicate al tema della velocità dell’automobile, probabilmente attratto dalle sperimentazioni nell’ambito del fotodinamismo e sulla scia delle formulazioni scientifiche di Einstein, che all’inizio del Novecento stravolgono il modo di pensare spazio e tempo. Nella grandiosa tela, Velocità astratta, si percepisce l’interesse dell’artista nella rappresentazione del movimento, attraverso linee sintetiche e diffrazione della luce, che lo conduce verso l’eliminazione dei colori e l’astrazione delle forme. Negli anni Trenta, sperando di ottenere nuove commesse, Balla rovescia la tela, estendendola lungo il bordo inferiore, e dipingendo sul verso una monumentale Marcia su Roma, un’inquadratura fotografica del Congresso di Napoli del 1922 che ritrae il Duce accompagnato dai Quadrumviri. L’opera, da lui definita “un grande quadro patriottico”, non avrà la fortuna sperata, così solo nel 1935 Balla ne riporterà alla luce il recto della tela.

 

 

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Il dipinto si colloca in una fase successiva alla celebre stagione impressionista degli anni Settanta dell’Ottocento. Al 1881 risale una prima versione dell’opera (conservata presso lo Sterling and Francine Clark Art Institute, Williamstown) che differisce per misure e declinazione cromatica dello sfondo. Il dipinto venne commissionato a Renoir dal mercante Durand-Ruel, che al tempo lo rappresentava e che era rimasto favorevolmente colpito proprio da quella prima stesura. La modella è Aline Charigot, compagna e poi moglie dell’artista, che in più occasioni posa per lui, mentre lo sfondo allude, a detta dello stesso Renoir, alla baia di Napoli. La tela segna un cambiamento importante nell’opera del pittore, che prende avvio da un viaggio in Italia e dall’incontro con l’arte antica e con le opere di Raffaello. Questa esperienza lo porta a elaborare disegni dai contorni più definiti e forme particolarmente scultoree che nel dipinto vengono associate alla resa ancora impressionista dello spazio naturale circostante.

 

 

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