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Nel VII secolo papa Teodoro I (642-649) trasferì a Santo Stefano Rotondo le reliquie dei santi martiri Primo e Feliciano. Sul nuovo sepolcro dei martiri, collocato nel braccio nord-orientale, venne eretto un nuovo altare, con un paliotto d'argento, alle spalle del quale il muro esterno venne demolito per realizzarvi una piccola abside.

Il catino absidale venne decorato da un mosaico a fondo d'oro, sul quale sono raffigurati i due santi ai lati di una grande croce gemmata, sormontata da un medaglione con il busto del Cristo; da un anello superiore si intravede il cielo stellato, con la mano di Dio che offre la corona del martirio. Il mosaico, uno dei pochi esempi di quest'epoca ad essersi conservato a Roma, fu probabilmente eseguito da un artista di origine bizantina.

Nell'XI secolo la cappella fu ristretta con tramezzi per ospitare una sacrestia e un coro secondario e nel 1586 le pareti furono affrescate da Antonio Tempesta con le storie del martirio dei due santi. L'attuale altare si deve al 1736 ed è opera di Filippo Barigoni.

 

 

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Grazie alla  dendrocronologia lo studio dell’età del legno, si è riusciti a datare il taglio delle travi del tetto, sono del 455. La struttura originale prevedeva un triplo cerchio di colonne, e il terzo, disperso nel tempo e nelle ristrutturazioni.

 

 

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lastra rettangolare con il giacente raffigurato sdraiato, con il capo su un cuscino, vesti talari sulle quali è una cotta a maniche larghe. Sul capo è l'almuzia (o gufo), propria dei canonici arcidiaconi. Ai piedi del defunto e lungo la cornice esterna sono due iscrizioni.

Giovanni Lazlo, nato in Pannonia, nipote di mons. Antonio Sankfanvi, diplomatico di Mattia Corvino, si mise in viaggio per Roma nel 1517 e morì di peste nel 1523. Il monumento fu iniziato nel febbraio del 1524 dall'ambasciatore del re di Ungheria Stefano Brodarich, con i 147 scudi lasciati all'uopo dal defunto presso il Banco Altoviti. Un saggio di controllo effettuato da Ceschi sotto la lastra non ha rivelato l'esistenza di loculo tombale; inoltre la collocazione rispetto al più tardo recinto centrale induce a ritenere che l'attuale ubicazione non sia quella originale. L'iscrizione ai piedi del defunto esprime il concetto di Roma communis patria, ed è stata attribuita al defunto stesso

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L’anello centrale era sorretto da 22 colonne di spoglio,  perciò non tutte uguali tra loro, soprattutto in altezza: la più alta misura circa 6 metri, la più bassa 5,65 e questo è il motivo per cui, per ovviare a tale inconveniente, si possono osservare basi di differente altezza. I capitelli invece furono eseguiti e scolpiti durante la costruzione, mentre nello spazio centrale vi fu posto un altare, inserito all’interno di un’area recintata.

 

Tra il 523 e il 529 i Papi Giovanni I e Felice IV l'abbellirono con mosaici e marmi in porfido, serpentino e madreperla.

 

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Felice domenica❤️💙

Ci sono così tanti atomi in una singola molecola del vostro DNA pari al numero di stelle in una galassia. Siamo, ognuno di noi, un piccolo universo.
(Neil deGrasse Tyson)

 

 

 

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