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A quanto possiamo discernere, l’unico scopo dell’esistenza umana è di accendere una luce nell’oscurità del mero essere.
Il dipinto è il pendant di Paesaggio con Ercole e Acheloo che ugualmente si trova al Louvre. L’episodio è tratto dalla leggenda della fondazione di Roma ed è raccontato sia da Virgilio nell’Eneide che da Ovidio nei “Fasti”. I due paesaggi con Ercole sono collocabili intorno al 1622 e comunque ad una fase successiva rispetto agli affreschi nella Villa Ludovisi, a Frascati. Si avvicinano molto all’affresco raffigurante un Paesaggio con amanti seduti e appartengono ad una raffigurante importante fase di transizione nell’arte di Domenichino quando, ormai stabilitosi a Roma, comincia a sviluppare questa nuova visione del paesaggio. Queste due grandi tele rompono con la tradizione ed offrono una concezione della natura che acquista una dimensione eroica. Si possono
considerare veramente “romani” sia nella grandezzaIl Paesaggio con Ercole e Caco, insieme a Paesaggio con Ercole e Acheloo, sono stati probabilmente eseguiti per il Cardinale Ludovico Ludovisi a Roma. Compaiono nell’inventario della collezione Ludovisi del 1633 ed in quello del 1644, dove recano l’elevata valutazione di 1000 scudi. Rimasero in tale collezione almeno fino al 1669. Dal 1672 è possibile rintracciarli nella
Collezione Reale Francese.
Attualmente si trovano nel Museo del Louvre a Parigi
Opera giovanile di Guercino eseguita dopo il suo viaggio a Venezia, dove erano particolarmente diffuse le allegorie moraleggianti, ma prima del suo soggiorno romano (1621-23)
La frase riportata alla base del dipinto può tradursi letteralmente, "Anche in Arcadia io": dove Et sta per etiam (anche) e viene sottinteso: sum (sono presente) o eram (ero).



























