Poi all'improvviso il bisogno di colore esplode forte forte.
Dal buio.
La casa dei colori inespressi.
Così i miei occhi ti hanno cercato.
Sempre là ti cerco.
Ancora non smetto.
Un gerundio che geme e sogna.
Come i battiti del cuore.
Poi all'improvviso il bisogno di colore esplode forte forte.
Dal buio.
La casa dei colori inespressi.
Così i miei occhi ti hanno cercato.
Sempre là ti cerco.
Ancora non smetto.
Un gerundio che geme e sogna.
Come i battiti del cuore.
Passi pure il rispetto e l'autostima, anzi ben vengano con il bisogno di introspezione, la voglia di analizzare se stessi attraverso il mondo, ma l'autocelebrazione no, proprio no. Una buona dose di umiltà proprio non guasta ed è una bellissima e dolce, quasi cruda, carezza. Quasi il bisogno di toccare il mondo ad occhi nudi, perché osservare può aiutare a percepire fino a nutrire anima e sensi.
Ci è concesso poco ma ci spalanca un mondo segreto.
Le dita della mente possono arrivare ovunque e descriverci emozioni, infilarle tra le vene, al confine della pelle.
Lucida follia.
Come una lieve nebbia.
Impregna senza sporcare.
Conta solo ciò che davvero é stato.
Ogni volta accade ed accade se un pensiero è condiviso, come per incanto, tra mente e mente, quasi foglie di alberi finitimi, o pagine di libri di diverse lingue, fino a sfiorarsi ed intuirsi, prima di farsi fiume, per strofinare anima ed anima. Anima su anima. Senza regole. O solo una.
Perché l'anima è fatta di sangue.
Una emozione verticale, quasi un taglio o un respiro. Le labbra disegnano una favola, parola dopo parola, come se ti baciassero la mente. Io so che tu sai e mi capisci, anche se è difficile. Restare su quella linea, senza bordi e senza segni. Sai la tua voce mi parlava del mare e poi del bene e del male. Era un gioco, forse più di uno. Come se il cuore non fosse altro che una mela da mordere. Adesso non esisti, neanche saprei dove cercarti, nella scatola dei ricordi, dove il cuore è solo un velo di polvere. Non so dove siano finiti i brividi e le lacrime e i sogni. Forse neanche più saprei che farmene. Ma sono esistiti, nella misura in cui questo cuore è esploso. Saperlo fa bene. Anche se era un gioco.
L'anima è oltre quel gioco e so che lo sai, anche se la nascondi nelle tasche.
Mi piace svegliarmi presto, prestissimo e tentare di riaddormentarmi, lasciarmi avvolgere dalla luce che si infila ovunque, mentre la si percepisce appena nel silenzio della casa e nel tepore dolce e pigro, come una coccola.
Tra poco sarà giorno e tutto questo non sarà esistito, come molte cose che scriviamo, che vengono risucchiate dalla realtà, dal tempo, dalla velocità di dover fare ed essere.
Qui e adesso, quasi immemori, a lasciare andare il fiato e a volte ad infilzarlo, quasi fosse una parola e magari lo è o la sa diventare.
Scrivere è uno specchio pericoloso ma irresistibile.
Spesso nelle parole lette si schiude un imprinting, ti tolgono e ti danno, ti levigano e come acqua riescono a dissetare.
Fino al sorso e al morso della realtà.
Dimenticarsi a volte è l'unica scelta possibile.
Sembra quasi inspiegabile quel flusso inarrestabile che va e va e sempre va. Oltre ogni logica, smezzando senza regole tra la gioia e il dolore, oltre il bello ed il brutto, al di là del bene e del male, ed oltre qualsivoglia tentativo di classificazione.
Quasi geme di fronte all'inspiegato la razionalità.
Tutto cambia e niente cambia, almeno intorno.
Dentro cambiamo noi.
Riconosciamo al buio, anche noi stessi.
La vita è troppo speciale per poter essere infilata tra gli schemi, come se vivessimo per segmenti e sovrastrutture.
Quasi gabbie.
Mentre è così semplice respirare e comunque ignorare.
Niente mi tocca.
Come se non sentissi.
Eppure sento.
Capita all'improvviso.
Da un ferita all'immenso in un attimo.
In alcuni momenti vorresti dimostrare a qualcuno tutto il disprezzo che provi, quanto trovi ripugnanti i soliti giochni, il bisogno di coinvolgerti, il sentirsi invidiati nella conclamata bassezza di animo, istinti ed intenti.
Ma poi...
Poi pensi che è una pessima idea e candidamente desisti.
Precipita la notte in un sorso. Il fiato si addossa ai sogni. Mille stelle come puntolini inversi quadi la matassa dell'immenso, la coda di un drago che raccoglie luce. Un ordine che ordine non è ma neanche vuole esserlo. Passi e cuori di ambra e melograni. Il petto batte sempre più forte.
Fino in cima.
Fino al respiro più prezioso.
Ogni fine è un inizio.
E un nuovo sorso.
Gli occhi nel silenzio sono quelli che sanno cercare.
Almeno nella mia strada.
Eco-la-lía.