Storie di giorni poco eroici in cui incuranti riempiamo la stanza di fiato e di battiti, senza un nome, o con uno qualsiasi. Potrebbe essere persino domenica. Quei giorni hanno proprio il calore della normalità, quasi l'odore della tranquillità. Gli altri di noi sono lontani in un viaggio sperduto. Mentre "adesso" è solo un foglio bianco dai margini scarniti.
Ma a chi importa?
Un sorso di oblío. E poi ancora un altro.
Um placido silenzio, quasi una copertina.
Sui giorni già andati e su quelli a venire.
Ecolalia e i suoi giri, come gonne gonfiate nel vento.
Nel vuoto.
Neanche graffiano.
La divinità in un respiro che viene da lontano e resta.
Immobile il ramo non dimentica le foglie.
Nutre e lascia scivolare via.
Niente trema di più della intimità.
Come un taglio alla luna.









